(Roma, 20 aprile 2026). L’uscita di scena del premier ungherese, che aveva ripetutamente usato il veto per proteggere Israele, aumenta le possibilità di sanzioni UE contro i coloni violenti della Cisgiordania e rafforza le spinte a un ridimensionamento delle relazioni tra Bruxelles e Tel Aviv
La sconfitta elettorale di Viktor Orban in Ungheria priva Israele di uno dei suoi alleati più affidabili all’interno dell’Unione europea e potrebbe riaprire la strada a nuove misure di pressione contro il governo di Benjamin Netanyahu. Secondo l’edizione europea del portale “Politico”, l’uscita di scena del premier ungherese, che aveva ripetutamente usato il veto per proteggere Israele, aumenta le possibilità di sanzioni UE contro i coloni violenti della Cisgiordania e rafforza le spinte a un ridimensionamento delle relazioni tra Bruxelles e Tel Aviv. Orban aveva infatti bloccato a febbraio una proposta di sanzioni sostenuta da 26 dei 27 Stati membri. Con l’ingresso in carica di Peter Magyar, che ha sconfitto Orban il 12 aprile, queste misure potrebbero ora avanzare. Lo stesso Magyar ha dichiarato di voler mantenere il rapporto speciale con Israele, ma di non poter “garantire che l’Ungheria continuerà a bloccare le decisioni dell’UE riguardo a Israele”. Secondo funzionari europei citati da “Politico”, un punto di svolta nel clima di Bruxelles sarebbe arrivato dopo i raid israeliani in Libano di inizio aprile, che “sono costati a Israele alcuni amici”.
Tra le opzioni torna così anche la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele, rilanciata ieri dal presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, anche se finora la misura non ha raggiunto la maggioranza qualificata necessaria. Il dossier sarà al centro dei colloqui di domani tra i ministri degli Esteri UE in Lussemburgo e nell’ambito dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati guidata dall’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza Kaja Kallas. La crescente durezza europea si lega anche alle critiche contro una controversa legge sostenuta da Netanyahu che autorizza la pena di morte per terroristi provenienti dai territori palestinesi, definita da Kallas una “grave regressione”. “L’atmosfera sta cambiando”, ha osservato un alto funzionario UE citato dal giornale.