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Donald Trump : «ho autorizzato il blocco navale immediato contro l’Iran»

(Roma, 12 aprile 2026). Il presidente Usa aveva anticipato la sua decisione ripostando il collegamento ad un articolo. Secondo i media di Stato iraniani, Teheran si prepara ad un’invasione di terra da parte delle forze USA

La notizia del fallimento dei colloqui di Islamabad è stata commentata ufficialmente poco fa da Donald Trump che ha annunciato su Truth che la Marina statunitense inizierà a bloccare “tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz”. Il capo della Casa Bianca ha anche detto che “altri Paesi” saranno coinvolti nel blocco insieme agli Stati Uniti, senza però precisare quali, e che “inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!”. L’incontro in Pakistan è “andato bene”, ha detto inoltre The Donald aggiungendo che “sulla maggior parte dei punti è stato raggiunto un accordo, ma sull’unico che contava davvero, il nucleare, no”.

Una decisione preannunciata

L’Iran dunque come il Venezuela alla vigilia della cattura di Nicolas Maduro. La decisione appena comunicata da Trump è stata anticipata di poche ore dallo stesso tycoon con un post, sempre su Truth, contenente il collegamento ad un articolo. Il contenuto del pezzo in questione analizza (e ora sappiamo che non era una semplice ipotesi) l’opzione di un blocco navale contro il regime islamico, simile a quello predisposto da Washington nelle settimane che hanno preceduto, a gennaio, l’estrazione del dittatore venezuelano.

Nell’articolo, pubblicato dal sito Just The News, si legge che prima di lanciare l’audace operazione militare per catturare Maduro, Trump ha messo in ginocchio l’economia venezuelana con un blocco navale che ha strangolato le entrate petrolifere del Paese. L’autore del pezzo suggerisce che “se l’Iran si rifiutasse di accettare l’accordo finale offerto sabato dagli Stati Uniti”, il leader statunitense “potrebbe bombardare Teheran riportandola all’età della pietra, come ha promesso. Oppure potrebbe semplicemente riproporre la sua efficace strategia di blocco per strangolare un’economia iraniana già vacillante e aumentare la pressione diplomatica su Cina e India, tagliando una delle principali fonti di petrolio”. Così facendo, il commander in chief potrebbe aggirare il blocco imposto sullo Stretto di Hormuz dal regime degli ayatollah.

L’articolo di Just The News cita l’opinione di Rebecca Grant, esperta di sicurezza nazionale, secondo la quale “sarebbe molto facile per la Marina statunitense esercitare un controllo completo su ciò che transita nello Stretto, sia in entrata che in uscita”. Il sito internet fa poi riferimento al generale in pensione Jack Keane che nei giorni scorsi ha proposto l’idea di un blocco navale in un intervento apparso sul New York Post. Secondo lo stratega militare, se Washington agisse così, potrebbe interrompere la “vitale linea di esportazione di Teheran”. Un’altra opzione, spiega Keane, sarebbe quella di occupare o distruggere l’isola di Kharg, da cui transita il 90% del petrolio della Repubblica Islamica, “qualora la guerra dovesse riprendere e dopo aver indebolito a sufficienza le rimanenti risorse militari iraniane”.

Guerra e pace

Intanto a poche ore dal fallimento delle trattative in Pakistan si susseguono commenti e indiscrezioni. Gli iraniani “hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”, ha detto il vicepresidente JD Vance al termine di 21 ore di colloqui con i rappresentanti del regime. L’ex ministro degli esteri di Teheran Javad Zarif ha commentato le parole del numero due della Casa Bianca scrivendo su X che gli Stati Uniti devono imparare che non possono dettare le condizioni all’Iran”. A ricordare la posta in gioco ci ha pensato Ali Akbar Velayati , consigliere dell’ex Guida Suprema, il quale ha dichiarato che “oggi la chiave dello Stretto di Hormuz è saldamente nelle nostre potenti mani”.

A livello più ufficiale, Mohammad Bagher Ghalibaf, speaker del parlamento iraniano e massimo esponente della Repubblica Islamica inviato ieri ad Islamabad, ha rilasciato oggi un comunicato sui social per chiarire che “non ci fermeremo un solo istante nel lavorare per consolidare i risultati ottenuti negli ultimi 40 giorni”. Poi l’apertura, sottolinea il New York Times, ad ulteriori iniziative diplomatiche. “Gli Stati Uniti non sono stati in grado di “guadagnarsi la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di colloqui”, ha proseguito Ghalibaf aggiungendo poi che ora spetta agli americani “decidere se possono guadagnarsi la nostra fiducia oppure no”. L’esito dei negoziati in Pakistan è stato inoltre ridimensionato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano che ha affermato che “non avremmo dovuto aspettarci di raggiungere un accordo in un’unica sessione fin dall’inizio. Nessuno nutriva tali aspettative”.

Allo stesso tempo, dopo il collasso dei negoziati, Teheran si starebbe preparando al riavvio del conflitto.

Il Wall Street Journal riporta infatti che i media statali iraniani hanno dichiarato che il Paese ha schierato forze speciali della marina lungo la sua costa meridionale. Un segnale dei preparativi in corso per una potenziale invasione via terra da parte dei militari americani.

Di Valerio Chiapparino. (Il Giornale)

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