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La sconfitta di USA e Israele, Hormuz e la guerra asimmetrica : l’Iran ora è al centro del mondo

(Roma, 09 aprile 2026). L’Iran oggi è davvero la quarta potenza del mondo. Non tanto per il suo sviluppo tecnologico, per le sue risorse energetiche o per la sua capacità progettuale, ma per la sua capacità di pesare, come civiltà, come Stato-nazione e come dirigenza politica, sulla bilancia mondiale.

Dopo un mese di guerra, durante il quale Stati Uniti e Israele hanno cercato in ogni modo di piegare la nazione iraniana, dietro le giustificazioni del cambio di regime, della fine del programma nucleare e dell’eliminazione del programma missilistico di Teheran, il cessate il fuoco siglato dalle tre parti belligeranti sancisce oggi la sconfitta di questa operazione militare.

Negli ultimi giorni l’escalation aveva raggiunto toni drammatici. Il presidente americano Donald Trump aveva reiterato l’ennesimo ultimatum agli iraniani, chiedendo la cessazione di ogni operazione di difesa militare e la riapertura dello stretto di Hormuz, di fatto bloccato dal 28 febbraio, giorno di inizio della guerra. Nelle ultime ore, tuttavia, la crisi ha conosciuto un’ulteriore e inquietante radicalizzazione: le parole di Trump hanno assunto toni esasperati, fino a evocare la distruzione dell’intera civiltà iraniana.

Parole durissime, pronunciate dal massimo vertice politico degli Stati Uniti, che hanno suscitato in tutto il mondo shock, disgusto e paura. Tuttavia, anche di fronte a questa minaccia suprema, gli iraniani non sono arretrati dalle loro posizioni, rilanciando però un possibile sforzo diplomatico, dimostrando quindi razionalità, pragmatismo e moderazione di fronte alla irresponsabile erraticità del presidente americano.

La sconfitta americana non è soltanto un’umiliazione per la superpotenza globale e per il suo più stretto alleato, Israele. Si tratta anche di una frattura nella storia mondiale e nell’ordine internazionale. Il mondo nato dopo la fine dell’Unione Sovietica finisce oggi. Da questo momento si apre un nuovo paradigma.

La globalizzazione subisce una mutazione, una trasformazione irreversibile. Questo non significa la sua totale cessazione come processo storico, ma il tramonto definitivo del progetto neoliberista americano che l’ha guidata per decenni, pur senza esaurirne interamente le dinamiche. Con gli eventi di questi ultimi giorni, quel progetto appare concluso. Sorge ora un nuovo ordine mondiale, del quale è ancora difficile definire con precisione i contorni, ma di cui possiamo già intravedere alcuni tratti nella nebbia della confusione globale.

È un mondo in cui l’interconnessione non è più scontata, in cui l’interdipendenza diventa un’arma, in cui la contaminazione culturale apre scenari nuovi, inattesi, persino impensati. Un mondo caotico, nel quale però può ancora sopravvivere la speranza del primato della politica e della diplomazia sia sull’economia sia sull’uso indiscriminato della violenza.

Al centro di questo nuovo mondo c’è oggi la nazione iraniana: prescindendo dal regime che lo governa, una nazione che ha alla base un popolo che ha dimostrato, nonostante le estreme difficoltà in cui si trovava, di poter resistere, opporsi e far pesare tutta la propria forza su un piano di potenza completamento asimmetrico, disposto fin dall’inizio a suo totale svantaggio.

A guidarlo è un’élite senza dubbio autoritaria, ma insieme colta, preparata e disposta a enormi sacrifici, anche individuali, pur di restare al potere e, nello stesso tempo, difendere la propria autonomia e indipendenza. È questa la grande contraddizione, ma anche la grande unicità dell’Iran.

L’Iran ha dimostrato che la forza dell’umano può ancora essere superiore alla forza della tecnica, della freddezza e dell’insensibilità. La profondità umana può ancora prevalere sulla gelida stretta della tecnocrazia neofeudale.

L’Iran oggi è davvero la quarta potenza del mondo. Non tanto per il suo sviluppo tecnologico, per le sue risorse energetiche o per la sua capacità progettuale, ma per la sua capacità di pesare, come civiltà, come Stato-nazione e come dirigenza politica, sulla bilancia mondiale. Resistendo alla guerra illegale che Israele e gli Stati Uniti le hanno imposto, l’Iran ha inviato un messaggio fortissimo al mondo intero.

Per citare Dune di Frank Herbert, l’Iran è oggi al centro del mondo e il mondo ruota attorno all’Iran.

Questa deve essere una lezione fondamentale per i decisori politici, per l’opinione pubblica e per ciascuno di noi, anche qui in Italia. Dobbiamo studiare e comprendere questi eventi, perché ci parlano del nostro passato, del nostro presente e del futuro verso cui siamo diretti.

Questo cessate il fuoco è stato raggiunto grazie a una rete diplomatica fittissima, grazie al lavoro di professionisti e mediatori di molti paesi diversi: Cina, Pakistan, Vaticano, Oman. Una rete che si è dimostrata più forte della potenza delle bombe, dell’aviazione, dei droni e dei missili.

Parafrasando un’altra grande opera di fantascienza visionaria, la vera battaglia non si combatte con i droni, con i carri armati o con le navi da guerra. La vera battaglia si combatte nel cuore di ogni essere umano. Noi siamo il campo di battaglia. Ed è su questo campo di battaglia, quello dell’animo umano, che l’Iran ha trionfato.

Di Alessandro Cassanmagnago. (Inside Over)

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