(Roma, 08 aprile 2026). L’ultimatum di Donald Trump all’Iran si avvicina alla scadenza, alle 2 del mattino ora italiana, e il Pakistan offre una speranza per un possibile processo di allungamento dei tempi per la minaccia del presidente Usa a Teheran. Trump ha minacciato…
L’ultimatum di Donald Trump all’Iran si avvicina alla scadenza, alle 2 del mattino ora italiana, e il Pakistan offre una speranza per un possibile processo di allungamento dei tempi per la minaccia del presidente Usa a Teheran. Trump ha minacciato di “spazzare via l’intera civiltà” dell’Iran se alla scadenza del termine previsto per l’attacco ai siti energetici e alle infrastrutture iraniane lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto.
Nella sera italiana il premier pakistano Shehbaz Sharif ha chiesto ufficialmente un cessate il fuoco di due settimane imponente la riapertura dello Stretto da parte iraniana e lo stop agli attacchi israelo-americani, così da risparmiare le infrastrutture critiche della Repubblica Islamica. Da Islamabad, dopo giorni di mediazione assieme a Egitto e Turchia, la proposta arriva nell’ora più buia della crisi, dopo che anche dal Vaticano Papa Leone XIV ha chiesto lo stop a “una guerra ingiusta” e si era appellato al Congresso del Paese d’origine, gli Stati Uniti, in una sconfessione pesantissima delle proposte belliche di Trump. Anche dalla Conferenza Episcopale Usa è arrivata una dura critica, mentre alla Camera dei Rappresentanti i Democratici iniziano a raccogliere le firme per l’impeachment o l’invocazione dell’Articolo 25 della Costituzione, che permette la rimozione del presidente per infermità mentale.
Il negoziato è andato avanti in forma tortuosa. Dopo i quindici punti americani molto duri verso il Paese sotto attacco, da Teheran hanno inviato un piano in dieci punti che chiedeva il riconoscimento sostanziale all’Iran e all’Oman del diritto di decidere del transito attraverso a Hormuz e ribadiva il rovesciamento del paradigma che, invece, Usa e Israele chiedevano al Paese nemico, indisponibile a riconoscersi sconfitto. Trump non è riuscito a vedere riaperto lo Stretto di Hormuz, e nel frattempo si sono mossi i Paesi timorosi dell’allargamento a macchia d’olio del conflitto: il trio Egitto-Pakistan-Turchia, col sostegno saudita, ha mediato tra Teheran e Washington. Il Pakistan, forte di entrature notevoli a Washington e toccato direttamente dalla comunanza di confine con l’Iran nella calda ragione del Balochistan, oltre che dalla vicinanza alla Cina, ha fatto la mossa nella fase più critica della guerra. “Questa proposta potrebbe offrire a entrambe le parti una via d’uscita temporanea”, nota Axios. Il mondo trattiene il fiato. E da europei viene forte il rimpianto di non poter far sentire, nemmeno ora, la nostra voce.
Di Andrea Muratore. (Inside Over)