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Ucciso da un raid israeliano Majid Khademi, capo dell’intelligence dei Pasdaran

(Roma, 06 aprile 2026). Il generale era responsabile del controspionaggio e della sorveglianza interna per reprimere il dissenso. Netanyahu rivendica anche l’eliminazione di Athar Bakri, un comandante della Forza Quds

Il capo dell’intelligence dei pasdaran, il generale Majid Khademi, è stato ucciso in un raid israeliano nella notte tra domenica e lunedì, l’ultimo di una serie di assassinii mirati di alti funzionari iraniani computi dai servizi di israele. Un incarico durato poco più di un anno, quello di Khademi: era stato nominato responsabile dell’intelligence dei pasdaran a giugno del 2025 dopo l’uccisione del suo predecessore, Mohammed Kazemi.

Khademi era una figura centrale nel sistema di sicurezza iraniano, supervisionava le operazioni di intelligence e controspionaggio ed era a capo della sorveglianza interna per reprimere il dissenso. A differenza del ministero dell’Intelligence che fa riferimento al presidente Pezeshkian e al governo, l’intelligence dei pasdaran opera alle dirette dipendenze dell’ufficio della Guida suprema. È responsabile anche degli arresti di molti cittadini con doppia nazionalità che finiscono poi per diventare oggetto di trattative con i Paesi di provenienza. La sua eliminazione avrà implicazioni soprattutto per il coordinamento interno tra le diverse branche agenzie della sicurezza.

« Continueremo a dar loro la caccia uno per uno », ha detto Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, commentando l’uccisione a margine di un vertice con il capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir. « Le Guardie Rivoluzionarie stanno sparando sui civili e noi stiamo eliminando i capi dei terroristi », ha aggiunto Katz citato dai media locali.

Nella notte tra domenica e lunedì gli israeliani hanno effettuato una serie di raid aerei alle periferia di Teheran uccidendo almeno 34 persone di cui sei bambini, secondo i media locali. La campagna di assassini mirati, iniziata nelle prime ore del conflitto con l’eliminazione della guida suprema Ali Khamenei, ha decapitato I vertici della sicurezza iraniana uccidendo anche alcune note personalità politiche come l’ex capo del consiglio di sicurezza Ali Larijani. I vuoti lasciati dalle uccisioni israeliane sono stati rapidamente rimpiazzati dalla leadership iraniana, secondo una strategia messa a punto prima della guerra che prevedeva di indicare per ogni incarico quattro successori e che ha consentito finora al sistema di assorbire i colpi e di restare compatto.

I bombardamenti israeliani continuano mentre i paesi mediatori, Turchia, Egitto e Pakistan, sono impegnati in una corsa contro il tempo per arrivare a un cessate il fuoco ed evitare una ulteriore escalation del conflitto. Domani alle 18 scade l’ultimatum del presidente Trump che ha promesso di radere al suolo le infrastrutture energetiche del Paese se non verrà raggiunta un’intesa o se non sarà riaperto lo stretto di Hormuz. La proposta sul tavolo prevede un cessate il fuoco di 45 giorni in cambio dello sblocco dello stretto e successivi negoziati per arrivare a un accordo di pace. Gli iraniani però hanno già chiarito che non sono disposti ad accettare un cessate il fuoco temporaneo: vogliono la fine della guerra e solide garanzie che non saranno attaccati di nuovo.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato l’uccisione di Khademi annunciando anche quella di un secondo esponente del regime: « Abbiamo inoltre eliminato Athar Bakri, comandante della Sezione 840 della Forza Quds, responsabile di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo ».

Di Gabriella Colarusso. (La Repubblica)

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