(Roma, 01 aprile 2026). La crepa nella Nato si allarga sempre di più, come dimostrano le ultime dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, tornato a scagliarsi contro gli altri Paesi dell’Alleanza, definita ancora una volta dal tycoon una « tigre di carta ». L’inquilino della Casa Bianca sta « seriamente valutando » la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica, come ha dichiarato in un’intervista al Telegraph: un tema, questo, di assoluta rilevanza in vista del discorso alla nazione che attende Trump per le ore 21 americane di questa sera, quindi nella notte italiana. Una simile scelta di parole rende ancora più concreta la prospettiva di isolamento verso cui si sta confinando Washington, che continua ad adottare termini aspri nei confronti dell’Europa e, in generale, di tutti i Paesi che non hanno fornito l’appoggio alla coalizione israelo-statunitense nella guerra nel Golfo.
Le prime chiare parole in difesa del Patto Atlantico sono arrivate dal primo ministro del Regno Unito Keir Starmer che, convinto del fallimento della Brexit e della necessità di rinforzare i legami con i Paesi europei, ha dichiarato: la Nato è « l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto ». Il freno alle politiche belliciste di Trump ha portato a compattare l’Unione Europea, compresa l’Italia, il cui rifiuto di concedere la base siciliana di Sigonella per un nuovo attacco dell’esercito a stelle e strisce ha rappresentato uno strappo deciso: nelle parole del governo italiano, tuttavia, il rapporto con l’amministrazione statunitense rimane intatto. Il presidente americano, che già aveva annunciato come la guerra con l’Iran non sarebbe durata ancora più di due o tre settimane, ha poi improvvisamente fatto sapere, tramite i suoi canali social, che Teheran ha proposto agli Stati Uniti un cessate il fuoco.
Tale richiesta sarebbe da legarsi, secondo quanto scritto da Trump, a un vertice iraniano « molto meno radicalizzato » e « molto più intelligente rispetto ai predecessori ». Inoltre, il tycoon ha affermato che Washington prenderà in considerazione la proposta solo dopo la completa riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz, su cui è in corso una importante mobilitazione internazionale. Il Regno Unito, come sostenuto da Starmer, ha richiamato 35 Paesi intorno a un tavolo per valutare tutte le misure diplomatiche e politiche utili a « ripristinare la libertà di navigazione » e « consentire la ripresa dei flussi di merci essenziali ».
Le parole del presidente statunitense contraddicono fortemente le comunicazioni che arrivano da Teheran: il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto ad Al Jazeera che sono in corso degli scambi di messaggi con l’inviato speciale americano Steve Witkoff, anche se ciò « non significa che siano in corso delle trattative »; inoltre, ha affermato che la Repubblica islamica non si è posta alcuna « scadenza » in materia di difesa, dimostrandosi così pronta a un conflitto più lungo di quello ipotizzato da Trump. Molto materiale quindi per l’appuntamento di stasera con il popolo americano che, come il resto del mondo, osserva questa storica frattura nell’Alleanza Atlantica, originata da una guerra che sempre di più sta creando un profondo malcontento anche tra chi ha dato il voto a Trump.
Di Tommaso Manni. (Il Tempo)