(Roma, 27 marzo 2026). Un durissimo colpo per la sicurezza americana. Un gruppo di hacker legati alla Repubblica Islamica dell’Iran ha violato la casella di posta elettronica personale del direttore dell’Fbi Kash Patel, pubblicando su internet fotografie del direttore e altri documenti. Sul loro sito, il gruppo Handala Hack Team ha dichiarato che Patel «ora troverà il suo nome tra la lista delle vittime hackerate con successo». Un funzionario del Dipartimento di Giustizia ha confermato la violazione e ha affermato che il materiale pubblicato online appare autentico, secondo quanto riporta The Hill.
Handala, che si definisce un gruppo di hacker pro-pal, è considerato dagli esperti occidentali come una unità di cyberintelligence del governo iraniano, in particolare legate al Ministero dell’Intelligence (Mois). Come riportato da Reuters, Pochi giorni fa, lo stesso gruppo Handala aveva rivendicato un cyberattacco andato a segno contro Stryker Corporation, gigante statunitense hi-tech con sede a Kalamazoo, Michigan. L’attacco, avvenuto l’11 marzo scorso, ha paralizzato le operazioni tecnologiche negli uffici globali dell’azienda, colpendo migliaia di dipendenti che non riuscivano ad accedere ai sistemi aziendali.
Altro colpo di Handala
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e da altre fonti, gli hacker hanno sfruttato un account amministratore di dominio Windows, ottenendo accesso quasi illimitato alla rete. Hanno quindi utilizzato lo strumento Microsoft Intune per cancellare (wipe) decine di migliaia di dispositivi gestiti (tra cui laptop, cellulari e altri endpoint connessi ai sistemi Stryker). I dipendenti hanno descritto schermi di con il logo di Handala e dispositivi resi inutilizzabili. L’azienda opera in oltre 60 Paesi e impiega più di 56.000 persone; i settori principali sono MedSurg, neurotecnologia e ortopedia.
Handala ha rivendicato l’operazione sui social media definendola una rappresaglia «per il brutale attacco alla scuola di Minab» (dove un missile avrebbe ucciso almeno 175 persone, per lo più bambine) e «in risposta agli attacchi cibernetici contro l’infrastruttura dell’Asse della Resistenza».
Di Roberto Vivaldelli. (Inside Over)