(Roma, 24 marzo 2026). L’Arabia Saudita ha recentemente accettato di permettere alle forze Usa di utilizzare la base aerea King Fahd, sul lato occidentale della Penisola Arabica, secondo fonti informate citate dal « Wall Street Journal »
Gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico, in particolare l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, “si stanno avvicinando gradualmente” all’idea di unirsi al conflitto contro l’Iran, adottando una linea più dura dopo i ripetuti attacchi che hanno sconvolto le loro economie e rischiano di dare a Teheran una leva a lungo termine sullo Stretto di Hormuz. Lo riferisce il quotidiano statunitense “Wall Street Journal”, sottolineando che per il momento i Paesi del Golfo non schierano “apertamente” le loro forze armate nel conflitto, “anche se la pressione aumenta mentre l’Iran minaccia di esercitare un’influenza maggiore sulla regione”. L’Arabia Saudita ha recentemente accettato di permettere alle forze Usa di utilizzare la base aerea King Fahd, sul lato occidentale della Penisola Arabica, secondo fonti informate citate dal quotidiano. Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, è ora intenzionato a ristabilire la deterrenza ed è vicino a decidere di unirsi agli attacchi, hanno riferito le fonti, aggiungendo che “è solo questione di tempo” prima che il Regno entri in guerra. “La pazienza dell’Arabia Saudita di fronte agli attacchi iraniani non è illimitata”, aveva dichiarato la scorsa settimana il ministro degli Esteri, Faisal bin Farhan, dopo una serie di attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche nel Golfo. “La convinzione che i Paesi del Golfo non siano in grado di rispondere è un errore di valutazione”, aveva aggiunto.
Nel frattempo, gli Emirati hanno chiuso l’Ospedale iraniano e l’Iranian Club a Dubai, secondo fonti informate citate da “Wall Street Journal”. “Alcune istituzioni direttamente collegate al regime iraniano e ai pasdaran (il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica) saranno chiuse nell’ambito di misure mirate, dopo essere risultate coinvolte in attività che non servono il popolo iraniano e violano la legge degli Emirati”, ha dichiarato il governo emiratino. Inoltre, video verificati da “Storyful”, società di “News Corp” (proprietaria di “Wall Street Journal”), indicano che alcuni lanci di missili terra-terra usati per attaccare l’Iran sono partiti dal Bahrein. Cinque aerei cisterna dell’Aeronautica statunitense sono stati colpiti da un attacco missilistico iraniano e danneggiati a terra nella base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, secondo funzionari statunitensi citati dallo stesso quotidiano.
Di recente, l’Iran ha dichiarato di voler avere un ruolo nelle operazioni dello Stretto di Hormuz dopo la guerra. Teheran ha sostanzialmente già chiuso questo canale attaccando le navi in transito, pur consentendo il passaggio ad alcune imbarcazioni selezionate. Secondo fonti informate citate da “Wall Street Journal”, l’Iran ha recentemente comunicato a funzionari arabi di voler imporre pedaggi, come fa l’Egitto con il Canale di Suez. Intanto, secondo funzionari arabi, i leader degli Stati del Golfo, in particolare Emirati e Arabia Saudita, stanno sollecitando Trump – in conversazioni telefoniche – a portare a termine l’operazione. I Paesi dell’area sarebbero frustrati dal fatto di avere poca influenza sulle decisioni dell’amministrazione Trump, nonostante la partnership in materia di sicurezza e gli ingenti investimenti.
Gli attacchi iraniani della scorsa settimana contro importanti infrastrutture energetiche della regione sono avvenuti in risposta a un raid israeliano contro il principale giacimento di gas dell’Iran, South Pars. “Gli Stati arabi credevano di aver convinto gli Stati Uniti a impedire tali attacchi, dopo un precedente raid israeliano su depositi di carburante a Teheran”, si legge su “Wall Street Journal”. Invece, gli Usa hanno consentito l’attacco a South Pars dopo aver ricevuto un preavviso da Israele, secondo funzionari statunitensi e israeliani citati dal quotidiano.