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Vivo, morto, talpa di Israele : che fine ha fatto Esmail Qaani ?

(Roma, 20 marzo 2026). C’è un uomo ai vertici della Repubblica Islamica che sembra guardare il Grande e il Piccolo Satana dicendo: “prova a prendermi”.

È Esmail Qaani, erede del generale Soleimani e capo del reparto d’élite delle Guardie della rivoluzione. Dato per morto diverse volte e sempre riapparso in ottima salute, quello sulla sua capacità di scampare ad attentati e persino ai recenti raid è un mistero che si infittisce.

Mentre la cosiddetta “strategia della decapitazione” svuota i vertici della Repubblica Islamica, di Qaani si sa molto poco, e si fa largo un’ipotesi che esiste da anni, ma oggi assume un peso maggiore: Qaani sarebbe un infiltrato del Mossad, una talpa interna al regime che avrebbe negli anni facilitato a Israele il compito di decimare i leader del Nezam. Altri, va detto, lo danno per morto: per il The National, ad esempio, lo avrebbero giustiziato gli stessi pasdaran dopo averlo arrestato.

A queste ipotesi se ne aggiunge un’altra- pressante sui social, telegram in particolare, ma mai verificata ufficialmente- che vorrebbe Qaani vivo e vegeto, scappato dall’Iran per rifugiarsi in Israele. Di certo c’è che se davvero Qaani fosse la spia che in molti raccontano, sarebbe assai problematico darne notizia: per la Repubblica Islamica giustiziarlo sarebbe come mostrare il fianco, e ammettere l’ennesimo segno di debolezza nel proprio sistema.

Chi è Esmail Qaani

Nato nel 1957 a Mashhad,la stessa città natale della defunta Guida Suprema, la sua ascesa è legata alla  lunga esperienza militare e alla stretta collaborazione con il suo potente predecessore, il generale Qasem Soleimani.  Negli anni ’80 tra i Pasdaran nella guerra con l’Iraq, entrò poi a far parte della forza Quds, il reparto d’élite dell’IRGC responsabile delle operazioni all’estero. Nel 1997 divenne vice di Soleimani, assumendo ruoli chiave nella gestione dei finanziamenti e del supporto ai gruppi alleati e consolidando la sua posizione all’interno dell’apparato militare di Teheran.

Ali Khamanei lo scelse come successore del generale Soleimani quando gli USA del primo mandato di Trump lo uccisero all’aeroporto di Baghdad nel 2020. Ma Qaani, pur determinato a proseguire nel solco del carismatico generale, è sempre mancato di alcune delle sue qualità: Soleimani era il vero architetto, colui che era stato in grado di tessere l’efficace ragnatela di Teheran in Medio Oriente, il martire difficile da rimpiazzare. Qaani non poteva vantare con i capi delle milizie dell’Asse della resistenza quel legame “fraterno” che avevano invece con Soleimani, il cui arabo perfetto facilitava le conversazioni tra gli altri con Hassan Nasrallah.

Voci e ipotesi sulla morte di Esmail Qaani, sparizioni improvvise e presunti avvistamenti, vanno da ormai qualche anno di pari passo con le ondate di crisi attraversate dal Nezam: era accaduto nel 2024, poi di nuovo lo scorso giugno durante la guerra dei 12 giorni. Il destino di Qaani, una specie di fantasma di questa terza guerra del Golfo, rimane per ora ignoto. E non è chiaro, visti gli sviluppi in corso, per quanto. Martire “shahid” o spia israeliana, potremmo non saperlo mai.

Di Gaia Zanaboni. (Inside Over)

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