L'actualité du Proche et Moyen-Orient et Afrique du Nord

Libano. Beirut sotto le bombe, Israele allarga il fronte

(Roma, 19 marzo 2026). I raid israeliani su Beirut e nel Sud del Libano segnano un’escalation che va oltre il contenimento di Hezbollah e punta a ridisegnare la geografia del conflitto. Il bombardamento del centro della capitale e la distruzione sistematica dei ponti sul fiume Litani indicano una strategia volta a spezzare la continuità territoriale, isolare intere aree e preparare condizioni per una possibile presenza militare prolungata.

Colpire quartieri centrali e densamente abitati come Bashoura, Basta e Zuqaq al Blat ha un forte valore simbolico e politico. Nessuna zona di Beirut appare più al sicuro e il messaggio è chiaro: Hezbollah non avrà rifugi urbani, mentre lo Stato libanese mostra tutta la sua incapacità di proteggere la capitale.

L’offensiva coinvolge anche il tessuto civile e mediatico. L’uccisione di Mohammad Sherri, dirigente dell’emittente Al Manar, evidenzia come la guerra colpisca non solo obiettivi militari ma anche figure legate alla narrazione del conflitto, rendendo sempre più sfumato il confine tra bersagli militari e politici. L’assenza di preavvisi negli attacchi urbani amplifica il trauma della popolazione, già provata da sfollamenti di massa e condizioni di estrema vulnerabilità.

Nel Sud, il Litani assume un ruolo strategico come linea di separazione. La distruzione dei ponti ostacola i movimenti di Hezbollah ma colpisce anche la vita quotidiana dei civili, limitando trasporti, rifornimenti e vie di fuga. Allo stesso tempo, gli attacchi a infrastrutture come i distributori di carburante mirano a indebolire la rete logistica e aumentare la pressione sull’intera società libanese.

Cresce intanto il timore di una nuova occupazione del Sud del Paese. Le operazioni militari, gli ordini di evacuazione e l’intensificarsi delle incursioni richiamano scenari già vissuti tra il 1982 e il 2000, alimentando il timore di una presenza israeliana duratura.

Il conflitto si inserisce in un contesto regionale più ampio, con il Libano diventato uno dei teatri dello scontro tra Israele e l’asse filo iraniano. Ogni attacco su Beirut assume così un significato che va oltre i confini nazionali, mentre il prezzo pagato dal Paese cresce rapidamente in termini di vittime, sfollati e distruzione.

La strategia israeliana colpisce duramente Hezbollah ma rischia di trascinare l’intero Libano in una crisi profonda e duratura. Con lo Stato libanese sempre più marginale e incapace di incidere, il Paese si trova intrappolato in una spirale di guerra che ne mina stabilità e coesione.

La deterrenza appare ormai superata. I bombardamenti su centri urbani, la distruzione delle infrastrutture e l’impatto sulla popolazione indicano una trasformazione del conflitto in una guerra estesa, in cui il territorio e la società libanese diventano parte integrante dello scontro. Il rischio è quello di una frattura permanente, con il Sud sospeso tra devastazione, isolamento e un conflitto destinato a protrarsi nel tempo.

Di Giuseppe Gagliano. (Notizie Geopolitiche)

Recevez notre newsletter et les alertes de Mena News


À lire sur le même thème