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Così l’intelligence russa sta aiutando l’Iran

(Roma, 10 marzo 2026). Alcuni report suggeriscono il coinvolgimento indiretto dell’intelligence di Mosca a supporto di Teheran. L’assistenza della Russia all’Iran potrebbe rispecchiare la dinamica con cui diversi Paesi occidentali hanno appoggiato l’Ucraina dopo l’invasione russa su larga scala del 2022. Washington, per ora, risponde con un no comment.

Il Partenariato russo-iraniano è stato attivato ?

Ha sollevato attenzione un articolo apparso lo scorso 6 marzo sul Washington Post, che riportava la testimonianza di “tre funzionari informati sui rapporti di intelligence”, in condizione di anonimato, secondo cui la Russia avrebbe comunicato all’Iran “le posizioni delle risorse militari statunitensi, tra cui navi da guerra e aerei”. Non è inverosimile che gli attacchi dell’Iran contro infrastrutture di comando e controllo, radar e strutture temporanee, come quello che in Kuwait ha provocato l’uccisione di sei militari, abbiano beneficiato di un piano di condivisione di intelligence militare tra Mosca e Teheran.

Il Trattato di Partenariato Strategico Globale tra Iran e Russia del 17 gennaio 2025, firmato dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, stabiliva una partnership strategica tra Mosca e Teheran in 47 punti per ampliare la cooperazione economica, ridurre l’impatto delle sanzioni statunitensi e rafforzare la collaborazione militare e politica.

Uno specifico punto del Trattato stabiliva che, nel caso in cui una delle parti subisca un’aggressione, l’altra parte si impegni a non fornire all’aggressore alcuna assistenza militare o di altro tipo che possa prolungare l’aggressione. Tale cooperazione prevedeva, inoltre, che per consolidare la sicurezza nazionale e contrastare le minacce comuni, le agenzie di intelligence e sicurezza di entrambe le parti si sarebbero scambiate informazioni e competenze per rafforzare la loro collaborazione.

Nel gennaio 2025 un report dell’Institute for the Study of War (ISW) segnalava il sostegno attivo russo al programma spaziale e satellitare iraniano, che nel tempo avrebbe potuto rafforzare significativamente le capacità militari di Teheran, in particolare nella sorveglianza e nel targeting a lungo raggio. Già nel 2021 Washington aveva avvertito che Mosca avrebbe fornito all’Iran il satellite Khayyam, derivato dal russo Kanopus-V, in grado di migliorare la capacità iraniana di monitorare obiettivi militari e asset statunitensi in Medio Oriente. Ma il supporto russo non sembra limitarsi alla sola fornitura di apparati di sensoristica e sistemi di early-warning: più indizi suggeriscono che l’intelligence militare russa abbia supportato operativamente la controffensiva iraniana.

L’Iran ha degradato il sistema radar USA

Dall’inizio del conflitto le forze iraniane hanno distrutto due radar mobili X-band AN/TPY-2 del sistema antimissile THAAD: uno schierato dall’esercito statunitense presso la base aerea di Muwafak Salti in Giordania e un altro appartenente alle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. A questi, si aggiunge il danneggiamento del AN/FPS-132 statunitense in Qatar, un radar strategico di allerta precoce contro missili balistici.

Esistono al mondo soltanto quindici apparati AN/TPY-2 e la loro distruzione non è casuale, ma risponde ad una kill-chain anti-BMD (Ballistic Missile Defense) ben definita: la neutralizzazione di nodi della rete di difesa antimissile statunitense è finalizzata all’accecamento del sistema difensivo, quindi alla degradazione della rete C2 e delle sue capacità di tracking, per consentire la fase successiva dell’attacco missilistico.

Come ha affermato Dara Massicot, del Carnegie Endowment for International Peace, l’Iran sta “effettuando rilevamenti molto precisi sui radar di allerta precoce o sui radar over-the-horizon”, e in modo “molto mirato”. Data la scarsità di satelliti militari posseduti dall’Iran, non è da escludere che proprio capacità spaziali russe abbiano fornito immagini molto più avanzate per le operazioni di targeting iraniane.

Secondo Nicole Grajewski, della Harvard Kennedy School’s Belfer Center, gli attacchi iraniani mostrano una grande “sofisticazione” nella selezione dei bersagli e nella capacità di superare le difese aeree, che supera qualitativamente la performance della guerra dei 12 giorni.

Del resto, l’ambasciatore russo nel Regno Unito Andrei Kelin ha affermato lo scorso 7 marzo che Mosca “non è neutrale” nella guerra in corso contro Israele e gli Stati Uniti, affermando quindi il sostegno attivo di Mosca a Teheran. Non sorprende che questo sostegno si traduca in un supporto informativo alle operazioni cosiddette left of launch da parte dell’Iran, per la degradazione cinetica di siti radar avanzati di allerta antimissile, e per l’individuazione di altri obbiettivi di alto valore nel teatro mediorientale.

Come ha riportato il Time, citando Robert Person – Senior Fellow presso il Foreign Policy Research Institute (FPRI) – “Putin e i suoi consiglieri hanno probabilmente stabilito che la guerra in Iran serve gli interessi della Russia nel breve termine: prezzi dell’energia più elevati, distrazione globale da una guerra in Ucraina che Putin non è pronto a risolvere e l’America a rischio di essere intrappolata in un altro pantano mediorientale”.

Di Davide Ragnolini. (Inside Over)

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