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L’Iran, il Libano, Cipro, la portaerei e le atomiche : nel caos bellico Macron ripensa la strategia della Francia

(Roma, 09 marzo 2026). Il presidente francese Emmanuel Macron sta mostrando nel contesto della guerra di Usa e Israele all’Iran un combinato disposto di attivismo e velleitarismo, di inviti al pragmatismo e bagni di realtà che segnalano limiti e prospettive dell’azione di Parigi nell’agone globale. E mostrano anche cosa manca all’Europa per potersi garantire peso nell’agone geopolitico globale.

Politica, diplomazia, strategia, proiezione di potenza: la Francia prova ad agire da avanguardia europea e rispetto ad altri dossier Macron testa, fino in fondo, i limiti del suo atteggiamento unilaterale teso, soprattutto, a confondere il Vecchio Continente con Parigi. Ne esce una realtà frammentata in cui nel quadro della Terza guerra del Golfo già divenuta grande guerra del Medio Oriente la Francia, e con essa l’Europa, mettono nero su bianco i limiti della loro azione. E Macron, questa volta, fa un’opera meritoria, mostrando la (grande) differenza tra le parole e i fatti.

L’autoesclusione europea sull’Iran

Partiamo da un presupposto: l’Europa ha dovuto iniziare questa sfida geopolitica con una partenza a handicap. Macron e il suo governo hanno, assieme agli omologhi di Regno Unito e Germania, la grave corresponsabilità di aver allontanato la possibilità di una soluzione diplomatica alla crisi iraniana dato l’atteggiamento ostile a ogni confronto diplomatico con Teheran mostrato dai Paesi europei del formato E3 nel 2025, nonostante questi, al contrario degli Usa con cui l’Iran negoziava, fossero firmatari e applicanti del patto nucleare Jcpoa del 2015 ripudiato da Washington nel 2018.

Ne deriva da ciò la posizione tesissima e imbarazzata di Macron, Keir Starmer e Friederich Merz, tutti durissimi contro il regime iraniano ma chiamati, a vario titolo, a tirarsi fuori da una guerra all’Iran che hanno la responsabilità di essersi rifiutati di prevenire. Pedro Sanchez dalla Spagna e in misura minore Giorgia Meloni dall’Italia hanno potuto avere le mani più libere. La Francia ha agito, dunque, nel perimetro dettato da questa restrizione del campo di cui Parigi, Berlino e Londra hanno, insipientemente, fatto dono all’Europa. E ha fornito una cartina al tornasole su ciò che un Paese europeo possa o non possa fare in casi del genere.

Le lezioni del Medio Oriente all’Europa

Primo punto: i Paesi europei in un contesto di guerra di così larga intensità non avrebbero voce in capitolo per sostenere un tasso di attacchi e logoramento degli arsenali così continuo e possono limitarsi ad azioni di appoggio o difensive. Secondo punto: c’è un estero vicino dell’Unione Europea che ad oggi i Paesi del blocco possono puntellare solo in forma difensiva. Macron ha agito così promettendo assieme all’Italia e alla Grecia assistenza antiaerea a Cipro, Stato alleato membro dell’Ue e in cui Parigi detiene tramite la Total importanti investimenti energetici, e impegnandosi per sostenere la sicurezza del Libano, ex colonia con cui la Francia ha uno storico legame. Stessa logica per i caccia Rafale inviati negli Emirati Arabi Uniti.

Il terzo punto segnala l’assenza di un coordinamento politico europeo di fronte a scenari tanto caotici e critici, dove la primazia degli interessi nazionali prende inevitabilmente piede. Giocoforza, senza una linea comune prevalgono le narrative esterne, ed è notevole osservare come la Francia, sostanzialmente, nonostante i distinguo con gli Usa su Groenlandia e futuro della Nato e quelli con Israele sulla statualità palestinese, finisca per accettare il copione di Washington e Tel Aviv su questa guerra: Iran presentato come minaccia potenzialmente nucleare, appoggio alla scelta politica di mettere alle corde il regime, concessione delle basi per attività di ricognizione e rifornimento agli Usa.

L’ottimismo della volontà, il pessimismo della ragione

Nell’accettazione del pessimismo della ragione ci sono i semi che possono far germogliare l’ottimismo della volontà, ma ad oggi la guerra del Medio Oriente sta pesantemente alzando i conti del primo a scapito dei risultati possibili applicando la seconda. Per il velleitario Macron e la sua Francia, un test politico notevole che si trasmetterà a chiunque gli succederà all’Eliseo nella primavera del 2027.

Non a caso, a inizio guerra, parlando in un discorso già programmato da tempo, Macron ha annunciato il potenziamento dell’arsenale nucleare francese nei prossimi anni, esteso la possibilità di garanzia di sicurezza all’Europa intera ma sottolineato che Parigi, sola, deciderà in ultima istanza dell’uso dell’atomica se necessario. Da “Francia” come sinonimo di “Europa” all’Europa come cuscinetto securitario della Francia: in Medio Oriente il perimetro d’ambizione di un’azione globale comune dell’Europa si è nettamente ristretto. E ciò colpisce soprattutto la narrativa di Parigi, che agisce di conseguenza prendendo atto di cosa ciò possa rappresentare.

Di Andrea Muratore. (Inside Over)

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