(Roma, 05 marzo 2026). Ancora una volta sacrificabili. Via alle operazioni militari
Scatta l’ora dei curdi nell’operazione « Ruggito del leone »? Migliaia di combattenti curdi hanno lanciato un’offensiva di terra contro l’Iran, secondo Fox News lo avrebbe dichiarato un funzionario statunitense. La notizia è stata rilanciata anche da Axios, sempre da fonti Usa, secondo cui l’offensiva è scattata nel nord-ovest del Paese.
Così come nel recente passato le forze curde possono diventare ago della bilancia, a seconda se li si impiega contro l’Isis oppure se li si vuole eliminare come nella nuova Siria dell’ex jihadista al Jolani (diventato il presidente siriano al Sharaa), oggi scendono in campo su esplicita richiesta di Washington. Nelle intenzioni della Cia ci sarebbe l’idea di farli entrare via terra in Iran e usarli come primo fronte per promuovere una rinnovata rivolta popolare nel Paese orfano di Khamenei e al contempo creare una zona cuscinetto per Israele. Non solo lo riporta la Cnn citando diverse fonti, ma sembra che da giorni Trump sia vicino alla decisione finale di inviare la necessaria assistenza militare. Addirittura il presidente ne avrebbe parlato al telefono con i due leader: Masoud Barzani, del partito democratico del Kurdistan, e Bafel Talabani, numero uno dell’unione patriottica del Kurdistan (Puk).
Regista del nuovo dialogo tra Usa e curdi sarebbe Benjamin Netanyahu, per questa ragione sembra che il Mossad da tempo abbia creato reti di intelligence tra i gruppi curdi in Iran, Irak e Siria. Certo, ci sarebbe da valutare la capacità curda di stimolare un’insurrezione su vasta scala, senza dimenticare che la stessa minoranza, in passato, ha accusato Washington di averla sostenuta e poi abbandonata, ma la risposta a questo progetto giunge direttamente dal campo di battaglia. Tre droni lanciati dai Pasdaran hanno attaccato un campo milizie curde in Irak nel distretto di Koysinjaq, causando un morto: come dire che la Repubblica islamica ha capito da dove potrebbe giungere il pericolo. E reagisce di conseguenza, dopo aver inserito i gruppi di opposizione curdi nella lista delle organizzazioni terroristiche rei, secondo l’Iran, di fiancheggiare l’Occidente e Israele.
A questo punto il governo del Kurdistan alza le difese e, come spiegato alla Cnn da un funzionario di alto grado, non vede alternative: « È molto pericoloso, ma cosa possiamo fare? Non possiamo opporci all’America. Siamo molto spaventati ». E rivela che già da alcuni mesi è iniziato il sostegno della Cia ai gruppi, un rapporto diretto che dura dal 2003, anno dell’invasione dell’Irak. Va ricordato che i curdi da anni si contrappongono a Teheran, operando lungo il confine, dove le minoranze curde irachene e quelle iraniane condividono stretti legami.
Una variabile potrebbe essere a questo punto la Turchia di Erdogan, da sempre in rotta con i curdi e il Pkk ma nell’ultimo anno protagonista di un sostanziale cambio di politiche, sia con l’apertura di Ankara alla causa curda in chiave siriana, sia come regolamento di conti interni per motivi elettorali. Non va dimenticato che dopo 26 anni di prigionia Ocalan ha fatto un videoappello per il disarmo del Pkk, immaginando la Turchia di Erdogan e il Medioriente che verrà.
Ma Erdogan non potrebbe più restare neutrale a maggior ragione dopo il missile ricevuto ed ecco quindi che la variabile curda peserà non poco negli equilibri, anche perché la Turchia vorrà avere voce in capitolo nel nuovo Iran senza Khamenei.
Di Francesco De Palo. (Il Giornale)