(Roma, 10 febbraio 2026). L’avanzata delle forze fedeli alla giunta del generale Abdel Fattah al Burhan è considerata un successo significativo, in quanto permette a priori la riapertura di corridoi umanitari a beneficio delle popolazioni locali rimaste intrappolate fra le aree delle due fazioni
La riconquista da parte delle Forze armate sudanesi (Saf) di Kadugli e Dilling, le due principali città del Kordofan meridionale sotto assedio delle Forze di supporto rapido (Rsf), segna un progresso importante nella nuova fase del conflitto in corso dall’aprile del 2023. L’esercito sudanese ha annunciato di aver rotto l’assedio delle forze guidate dal generale Mohamed Hamdan “Hemeti” Dagalo su Dilling a fine gennaio, quindi a Kadugli il 3 febbraio scorso, con la successiva riapertura della strada che collega le due località. L’avanzata delle forze fedeli alla giunta del generale Abdel Fattah al Burhan è considerata un successo significativo, in quanto permette a priori la riapertura di corridoi umanitari a beneficio delle popolazioni locali rimaste intrappolate fra le aree delle due fazioni. Nonostante questi sviluppi, tuttavia, la situazione umanitaria a Kadugli e Dilling rimane drammatica. Secondo gli strumenti di monitoraggio dell’Organizzazione internazionale delle Migrazioni (Oim), nel periodo compreso tra il 25 ottobre 2025 e il 15 gennaio 2026 sono fuggiti dal Kordofan meridionale il 37 per cento di tutti gli sfollati interni sudanesi, preceduto dal Kordofan settentrionale con il 62 per cento di fughe. La regione del Kordofan continua peraltro ad ospitare oltre un milione di sfollati interni, con quasi 223 mila persone nel Kordofan settentrionale, oltre 383 mila in quello meridionale e circa 416 mila sfollati nel Kordofan occidentale.
In un colloquio con “Agenzia Nova” il giornalista Saad Mohamed Ali, nel Kordofan meridionale, ha spiegato che i civili di questo Stato vivono in difficili condizioni, con numerosi sfollati in aree come Alquz ed altre aree controllate dalla fazione del Movimento per la liberazione del popolo sudanese guidata da Abdelaziz al-Hilu (Splm-N), alleate delle Rsf. La stessa fonte riferisce che le due città sono state prese di mira da nuovi attacchi delle Rsf effettuati con droni su infrastrutture mediche e aree residenziali a Dilling e Kadugli, provocando vittime civili e sollevando interrogativi sulla reale capacità dell’esercito di mantenere il controllo del territorio dopo averlo riconquistato. Un altro giornalista sudanese, Abdul-Rahman Al-Aajeb, ha confermato a “Nova” che la situazione umanitaria nel Kordofan meridionale, in particolare nelle due città, è ad oggi drammatica, essendo entrambe di fatto rimaste sotto assedio delle Rsf quasi dall’inizio del conflitto. Migliaia di civili del Kordofan meridionale sono sfollati nel Kordofan settentrionale, nello Stato del Nilo Bianco e nelle aree controllate dall’Splm-N, nella speranza di riuscire a costruire una vita migliore. L’assedio e l’isolamento a cui Kadugli e Dilling sono state sottoposte fino ad ora hanno portato all’inflazione dei prezzi, al collasso dei servizi sanitari, a frequenti e continui sfollamenti forzati e alla diffusione di malnutrizione e traumi psicologici.
In questa nuova fase del conflitto, il Kordofan è diventato il fronte principale: controllare il Kordofan meridionale equivale infatti ad accaparrarsi le linee di rifornimento, determinando sviluppi futuri del conflitto. Qui le Saf “stanno cercando di porre fine all’assedio di molte aree, ma non ci sono riuscite e tutta la regione del Kordofan è sotto attacco”, ha spiegato ancora Al Aajeb, sottolineando che molte persone del Kordofan meridionale e occidentale sono state sfollate nella città di Al Oubied, nel Kordofan settentrionale, ma che “anche questa è stata presa di mira dalle Rsf”. Il giornalista prevede che il pericolo per la sicurezza locale potrebbe aumentare, con i bombardamenti sulle due città che potrebbero continuare a causa della presenza di forze diverse nelle aree circostanti. Il Kordofan meridionale è storicamente una zona di conflitto complessa a causa della presenza dell’Splm-N, del suo difficile territorio montuoso e della vicinanza al Sud Sudan. In questa prospettiva qualsiasi cambiamento militare non va letto solo con uno sguardo locale: di fatto il suo impatto si estende già al Darfur e al Kordofan settentrionale.