(Roma, 10 febbraio 2026). Domenica 8 febbraio, la Marina Militare italiana ha inviato una seconda fregata di classe Bergamini (o tipo FREMM) per sorvegliare il piccolo gruppo navale russo che sta incrociando poco al largo della coste orientale della Sardegna dal 4 febbraio.
Nave “Emilio Bianchi” è stata distaccata temporaneamente dall’operazione Mediterraneo Sicuro (nota sino ad agosto 2022 come Mare Sicuro), la quale vede il dispiegamento di un dispositivo militare marittimo che può contare sino a 6 tra navi e sommergibili, col supporto dei velivoli organici delle unità navali e dei velivoli della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare basati a terra, per assicurare attività di presenza e sorveglianza, in applicazione della legislazione nazionale e dei vigenti accordi internazionali, in particolare per quanto riguarda i traffici da e verso la Libia. Tra i compiti di Mediterraneo Sicuro hanno particolare rilevanza la difesa delle linee di comunicazione marittime, il controllo del dominio subacqueo, la salvaguardia delle attività economiche di interesse in alto mare, la protezione delle flotte nazionali, mercantile e peschereccia, nonché dei mezzi appartenenti ad altri corpi dello Stato.
Nave “Bianchi”, per come l’abbiamo osservata tramite il suo AIS (Automatic Identification System), ha effettuato un pattugliamento della zona interessata dalla presenza di unità navali russe affiancandosi così a nave “Spartaco Schergat”, fregata ASW (Anti Submarine Warfare) Enhanced come la precedente, che sta monitorando il gruppo navale russo composto da un cacciatorpediniere classe Udaloy, un cargo e una cisterna da quando hanno improvvisamente virato verso la Sardegna dalla loro rotta originale.
Le navi russe sono state inizialmente prese in carico dal dispositivo navale della NATO SNMG2 (Standing Maritime Group 2) almeno dal 26 gennaio scorso, quando l’Alleanza ne ha dato comunicazione ufficiale. Dello SNMG2 fa parte ancora un’altra fregata nazionale, nave “Virginio Fasan”. Nella foto pubbliche rilasciate dalla NATO a quel tempo, si può riconoscere il cacciatorpediniere “Severomorsk”, la cisterna “Kaman” e il sottomarino della classe Kilo migliorata (project 636.3) “Krasnodar”, in rotta verso il porto siriano di Tartus. A fine gennaio, il gruppo di navi da guerra di Mosca si trovava a Sud-Est della Sicilia.
La presenza del “Krasnodar” in queste acque è più che di routine. Dal suo debutto in combattimento nel 2017, quando lanciò missili da crociera “Kalibr” dal Mediterraneo verso la Siria, il sottomarino è diventato uno strumento chiave nella proiezione della Russia di capacità di attacco a lungo raggio al di fuori delle sue tradizionali zone operative. Nel contesto di crisi internazionale del 2026, questo dispiegamento riflette una spinta strategica per sfidare il predominio marittimo della NATO e affermare la propria influenza su infrastrutture vitali. L’intensificazione della posizione navale russa, inclusa la raccolta di informazioni in prossimità di cavi sottomarini in fibra ottica, infrastrutture petrolifere e attività della flotta NATO, aumenta il rischio di un più ampio confronto su interessi vitali. L’impiego del “Severomorsk” a fianco del sottomarino amplifica tale segnale.
Lungo la rotta di ritorno da Tartus – destinazione Russia via Gibilterra – la squadra navale ha scortato il cargo “Sparta IV”, probabilmente dopo che quest’ultimo ha caricato in Siria equipaggiamento relativo al ritiro delle forze russe in quel Paese una volta saltati gli accordi col nuovo governo di Damasco.
Come accennato, il 4 febbraio le navi russe hanno improvvisamente e inusualmente virato verso Nord mentre erano in transito nel Canale di Sicilia, dirigendosi verso il Tirreno occidentale al largo delle coste della Sardegna, e una volta raggiunta una posizione più o meno centrale rispetto alla nostra isola maggiore, hanno iniziato una lento e continuo andirivieni in una posizione al di fuori del limite delle acque territoriali (12 miglia nautiche) ma dentro quello della zona contigua (24 miglia nautiche).
Questa improvvisa deviazione di rotta ha innescato la risposta della difesa nazionale che ha mobilitato i suoi assetti aerei e navali per il monitoraggio delle navi russe: oltre alla già citata fregata “Schergat”, che segue le navi da giorni, sono entrati in azione velivoli da pattugliamento P-72A e B e Beechcraft B.350ER dell’Aeronautica Militare.
In questi ultimi giorni si è speculato parecchio sulla motivazione di quell’improvviso, strano, cambio di rotta delle navi russe, e ora cerchiamo di dare una spiegazione in base ai dati che abbiamo raccolto. Una possibilità è l’intenzione di creare una certa pressione – o quantomeno un disagio – per un Paese NATO, costretto a mantenere una sorveglianza continua, e quindi osservarne i tempi di reazione, le modalità e financo le metodologie di comunicazione. Un’altra è che le condizioni del cargo “Sparta IV” potrebbero non essere ottimali per affrontare anche un mare moderatamente agitato.
A partire dalla scorsa settimana, infatti, una serie di importanti perturbazioni di origine atlantica ha cominciato a flagellare il Mediterraneo Occidentale, con un susseguirsi di tempeste che hanno determinato anche la chiusura dei terminal merci nei porti di quella regione. Probabilmente il cargo russo, in determinate condizioni di carico oppure per la natura del carico stesso, non è in grado di tenere il mare molto agitato e si è preferito restare al riparo della Sardegna in attesa che passi la tempesta. In alternativa, la decisione potrebbe essere legata proprio alla natura del carico trasportato dalla nave, ma non si capisce per quale motivo i russi possano sentirsi più al sicuro in acque prospicienti il territorio nazionale piuttosto che lungo il resto della loro rotta, data la pesante scorta al cargo.
Da escludere totalmente, invece, è la possibilità che siano in quella zona per un qualche tipo di attività di spionaggio (o peggio sabotaggio) sui cavi sottomarini: i collegamenti tra Sardegna e continente si trovano a Cagliari e Olbia/Golfo di Aranci, mentre i cavi posati in senso Nord-Sud nel Tirreno sono molto più a Est, in mare aperto. Probabilmente i cavi c’entrano ma non nel senso appena confutato: i russi sanno che lì non ce ne sono, così come lo sa la nostra Difesa, pertanto per non innescare ulteriori tensioni hanno deciso di posizionarsi in quel particolare braccio di mare.
In ogni caso, e quale che sia il vero motivo, le navi di Mosca hanno attivato la risposta dello strumento aeronavale nazionale oltre a quello della NATO, e la Marina Militare ha mandato un segnale inequivocabile distaccando nave “Bianchi” dalla sua normale missione di routine al largo della Libia.
– AGGIORNAMENTO-
La flottiglia russa nella serata di ieri, lunedì 9 febbraio, ha lasciato il Tirreno occidentale dirigendosi verso il Canale di Sicilia per riprendere la rotta originaria verso Gibilterra, sotto continua scorta di nave “Schergat”. A quanto risulta le condizioni meteo nel Mediterraneo occidentale sono migliorate al punto da poter far riprendere il viaggio alle navi di Mosca.
Di Paolo Mauri. (Inside Over)