(Roma, 07 febbraio 2026). Il giorno dopo i negoziati in Oman, Trump afferma : «Ottimi colloqui, presto altro round»
Spiragli negoziali tra Iran e Stati Uniti si sono aperti a Muscat in un fragile equilibrio tra de-escalation e nuove minacce. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, presente in Oman – che ha riferito di discussioni lunghe e intense, con diversi round di colloqui indiretti – si dice pronto a un accordo con gli Stati Uniti sul nucleare, ma qualsiasi aggressione o errore di calcolo da parte di Washington vedrà una risposta rapida.
Dall’altro lato è Donald Trump, dall’Air Force One, a commentare l’incontro dei suoi negoziatori di fiducia Witkoff e Kushner: « Abbiamo avuto ottimi colloqui con gli iraniani, presto ci sarà un altro round di negoziati, forse già la prossima settimana », dice, salvo poi minacciare dazi del 25% a tutti i paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con l’Iran. « Sembrano voler davvero fare un accordo. Se non lo fanno, le conseguenze saranno molto pesanti ».
Nucleare e petrolio: il nodo dei colloqui
Gli americani chiedono che Tehran rinunci del tutto all’arricchimento dell’uranio, proposta irricevibile per la Repubblica degli Ayatollah, che ha sempre dichiarato di usarlo per scopi civili e che sembra disposta a venire comunque incontro alla Casa Bianca, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni e di poter rimettere sul mercato il suo petrolio. Nucleare e petrolio: qui sta il nodo centrale.
Il dossier missili e le tensioni regionali
Ma non solo: c’è poi il dossier sui missili, tenuto fuori dai colloqui per volere di Tehran, ma che pende come una spada di Damocle sugli accordi. « Non ora né in futuro potranno esserci negoziati sui missili, perché si tratta di una questione di difesa », ha detto oggi ad Al Jazeera il ministro Araghchi, rispondendo indirettamente anche al primo ministro israeliano Netanyahu, il quale, alla vigilia dei negoziati, aveva chiesto restrizioni sui missili balistici, avvertendo: « Daremo una risposta pronta e senza precedenti in caso di attacco », e che sarà a Washington mercoledì proprio per parlare di Iran con Trump.
Insomma, un tira e molla snervante e delicato, con provocazioni reciproche e messaggi a distanza, come questa visita che i due inviati statunitensi hanno voluto immortalare a bordo della portaerei americana Lincoln, stazionante nel Golfo Persico, pronta a un attacco – sempre minacciato – in risposta a qualsiasi mossa sbagliata nella regione del Medioriente.
Di Carla Rumor. (TG LA7)