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Tensioni USA-Iran, tutte le opzioni di attacco : ecco cos’ha chiesto il presidente Trump. Poi l’apertura ad un accordo

(Roma, 01 febbraio 2026). Secondo il Wall Stret Journal, l’amministrazione Usa avrebbe bisogno di più tempo per rafforzare le difese delle proprie basi e degli alleati di Washington nella regione in caso di reazione da parte di Teheran

L’attacco all’Iran che alcune ricostruzioni dei media Usa davano per imminente sembrerebbe essere stato rimandato. Almeno per ora. Durante il fine settimana, infatti, il Wall Street Journal ha pubblicato diversi retroscena sulle discussioni in corso tra la Casa Bianca e il Pentagono su una possibile operazione militare americana contro Teheran che, stando a quanto riferito da funzionari anonimi al quotidiano finanziario, non dovrebbe avvenire nell’immediato. Nonostante l’arrivo della portaerei USS Abraham Lincoln nella regione, il ministero della Difesa statunitense avrebbe ancora bisogno di tempo per predisporre ulteriori difese aeree per proteggere meglio Israele, gli alleati arabi e le forze americane da una rappresaglia del regime degli ayatollah e di un potenziale conflitto prolungato.

Una guerra di lunga durata in Medio Oriente sarebbe il principale incubo per Donald Trump, il quale per evitarla, sempre secondo il Wall Street Journal, avrebbe chiesto ai suoi collaboratori opzioni di attacco « rapide e decisive ». Stando a quanto affermato dalle fonti del quotidiano Usa, l’opzione ideale sarebbe quella di colpire il regime con tale forza da non lasciargli altra scelta che accettare le richieste di Washington sul dossier nucleare e liberare i dissidenti.

L’amministrazione repubblicana avrebbe discusso anche di una campagna di bombardamenti punitiva che potrebbe rovesciare il governo iraniano e avrebbe valutato anche la possibilità di sfruttare la minaccia della forza militare per ottenere concessioni diplomatiche da Teheran. Obiettivi molto diversi l’uno dall’altro che indicano come tutte le opzioni siano sul tavolo. Lo confermano funzionari della Casa Bianca che ammettono che si stia discutendo se lo scopo principale di un’azione militare Usa sia quello di colpire il programma nucleare iraniano, il suo arsenale di missili balistici, il crollo del regime o una combinazione delle tre cose.

Trump, affermano le fonti del Wall Street Journal, avrebbe ricevuto briefing sulle possibili opzioni di attacco sviluppate in tandem dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Tra queste ci sarebbe il cosiddetto ‘grande piano’, un attacco che prenderebbe di mira le strutture del regime e delle Guardie Rivoluzionarie con una campagna di bombardamenti su larga scala. Misure più limitate, invece, includono attacchi contro obiettivi simbolici della Repubblica Islamica, lasciando spazio a un’escalation degli attacchi qualora Teheran non dovesse accettare un accordo gradito al leader statunitense. Un alto funzionario dell’amministrazione ha dichiarato che, sebbene Trump sia contrario alla prospettiva di un’Iran dotato di un arma nucleare, starebbe volutamente mantenendo un atteggiamento ambiguo per celare i suoi reali obiettivi strategici e il suo pensiero militare.

A rivelare altre indiscrezioni sui piani di attacco è il New York Times, secondo cui negli ultimi giorni Trump avrebbe visionato una lista ampliata di opzioni militari contro l’Iran, volte a danneggiare ulteriormente le strutture del programma atomico e di quello missilistico o ad indebolire la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Tra le iniziative al vaglio del presidente Usa ce ne sarebbe una particolarmente rischiosa che consisterebbe nell’invio in segreto di commando statunitensi incaricati di distruggere o danneggiare gravemente parti delle strutture nucleari di Teheran risparmiate dai raid aerei del giugno scorso. Un’altra soluzione che il commander in chief potrebbe approvare è quella di lanciare una serie di attacchi contro obiettivi militari e di leadership che creerebbero le condizioni sul campo per spingere forze di sicurezza iraniane o altri attori a rimuovere Khamenei.

La Guida Suprema ha fatto sapere che qualsiasi attacco contro l’Iran da parte degli Stati Uniti scatenerebbe una « guerra regionale » in Medio Oriente. Parole che evocano il rischio di una ritorsione iraniana su scala maggiore rispetto a quella dello scorso giugno, specie considerando che Trump sembrerebbe orientato a dare il via libera ad un’azione « decisiva ». Per questo motivo, come anticipato, il Pentagono intende rafforzare le difese delle proprie basi nella regione e degli alleati e avrebbe predisposto il dispiegamento di ulteriori batterie di difesa missilistica Thaad e Patriot in Medio Oriente.

Nella serata italiana, gli Stati Uniti hanno detto all’Iran « tramite canali multipli » di essere pronti a un incontro per negoziare un accordo. Lo riporta Axios citando un funzionario americano.

La Turchia, l’Egitto e il Qatar stanno lavorano a un incontro fra l’inviato Steve Witkoff e alti funzionari iraniani ad Ankara alla fine della prossima settimana. Un funzionario della Casa Bianca ha ribadito che Trump non ha ancora preso una soluzione definitiva sull’Iran e resta aperto a una soluzione diplomatica.

Di Valerio Chiapparino. (Il Giornale)

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