(Roma, 05 gennaio 2026). Lo Stato dell’Arabia del Sud sarà la prossima entità che contribuirà alla parcellizzazione dello Yemen? Dopo settimane di tensioni, dopo i raid sauditi sulle sue postazioni e dopo il formale ritiro dei protettori emiratini, i ribelli del Consiglio di Transizione del Sud (STC) andati all’attacco in buona parte del Paese hanno deciso per uno strappo netto.
Mohammed Abdulmalik, capo della formazione che ha le sue roccaforti nel governatorato di Hadhramaut e ha rotto a inizio dicembre il fronte unitario del campo anti-Houthi, venendo poi spesso preso di mira dai raid sauditi, ha proclamato che l’Stc avvierà la costituzione del nuovo Stato, una sostanziale replica dello Yemen del Sud esistito dal 1967 al 1990, entro il 2028. In quell’anno, intenderà chiedere l’indipendenza tramite referendum.
Si tratta di una proclamazione che arriva mentre sul campo di battaglia l’avanzata dell’Stc si trova di fronte a un pesante riflusso. L’avanzata nei governatorati di Hadramout e al-Mahra è stata contrastata da pesanti bombardamenti sauditi che da venerdì a oggi hanno causato la morte di almeno 80 militari dell’Stc, mentre l’esercito yemenita passava al contrattacco sfruttando il totale controllo dei cieli.
Al-Mukalla, porto bombardato la settimana scorsa dall’Arabia Saudita per fermare i trasporti navali emiratini diretti all’Stc, è in mano allo Scudo della Patria, l’unità d’élite dell’esercito yemenita. Aden, seconda città dello Yemen e primo porto del Paese, resta ancora in mano ai ribelli, nei cui confronti Riad sta usando la mano pesante.
Rashad al-Alimi, presidente del governo yemenita internazionalmente riconosciuto, ha respinto la rottura del fronte opposto ai ribelli Houthi da parte dell’Stc ma ha accettato la proposta politica saudita che, mentre Riad bombardava i ribelli, è emersa sotto forma dell’offerta di un futuro round di colloqui per decidere il futuro dello Yemen.
“Con l’Arabia Saudita che sosteneva fermamente il governo riconosciuto a livello internazionale, l’STC si è trovato di fronte a due opzioni: combattere fino alla fine o recarsi a Riyadh per dei colloqui”, nota Al Jazeera, sottolineando dunque come la manovra politica dei ribelli sia funzionale ad alzare il potere contrattuale della propria fazione in vista dei negoziati.
Non a caso, l’STC mira soprattutto a far sponda con quelli che sulla carta sarebbero i suoi avversari, gli Houthi, forza facente riferimento all’Islam politico sciita (mentre i ribelli sono laici e militaristi), in nome di una possibile, futura, nuova partizione dello Yemen. Ad oggi la sua posizione militare appare più precaria delle scorse settimane, ma in vista del possibile confronto diplomatico è emersa la possibilità dello strappo indipendentista, che potrebbe trovare sostanzialmente alleati rivali dalle due parti della barricata.
Houthi e Stc come antesignani di un ritorno dello Yemen al pre-1990? Questa un’opzione in campo. Ma l’Arabia Saudita sembra avere piani diversi. E andrà capito se con la scusa della secessione dallo Yemen prevista dall’Stc gli Emirati vorranno tornare dalla finestra. Ridando fuoco alle tensioni di un conflitto sempre più intricato dopo anni in cui sembrava sopito.
Di Andrea Muratore. (Inside Over)