(Roma, 05 gennaio 2025). La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, sarebbe pronto a fuggire a Mosca, in Russia, se il regime islamico dovesse cadere. Secondo il quotidiano britannico The Times il piano prevede che Khamenei, 86 anni, fugga dall’Iran insieme a una ventina di persone, tra familiari, compreso il figlio Mojtaba, e fedelissimi. Il progetto di lasciare il Paese scatterebbe nel caso in cui l’apparato militare non riuscisse a contenere le proteste in corso da due settimane contro il regime e la crisi economica. Diverse le città coinvolte nella ribellione. Almeno 16 persone sono state uccise nei disordini soltanto negli ultimi sette giorni, hanno fatto sapere alcune associazioni per i diritti umani. Violenti gli scontri tra manifestanti e polizia. Tensioni particolarmente gravi si sono verificate a Ilam, nel Kurdistan iraniano, dove le forze di sicurezza ieri sera hanno fatto irruzione nell’ospedale « Imam Khomeini » per arrestare i rivoltosi feriti. L’agenzia Fars, legata ai Guardiani della Rivoluzione, ha confermato oggi « l’operazione delle forze di sicurezza », sostenendo che i manifestanti hanno utilizzato l’ospedale come « caserma ».
Dopo gli scontri di sabato a Malekshahi, nella provincia di Ilam, i feriti sono stati trasferiti all’ospedale Imam Khomeini e « le condizioni in questa struttura si sono aggravate ». L’agenzia attribuisce il « surriscaldamento » dell’atmosfera nella clinica alla presenza di manifestanti e familiari che chiedevano di salvare la vita ai feriti; si è arrivati così a « scontri che si sono estesi dall’area dell’ospedale alle strade circostanti ». Il bilancio delle vittime rimane difficile da definire e verificare: secondo il gruppo per i diritti umani curdo Hengaw, finora almeno 17 persone sono state uccise; per Hrana, una rete di attivisti per i diritti umani, i morti sono almeno 16 e 582 gli arrestati. Le manifestazioni in corso sono le più significative in Iran da quando è esploso il movimento « Donna, vita, libertà », scatenato dalla morte durante la custodia da parte della polizia morale della giovane curda Mahsa Amini. Le proteste si sono svolte in 23 delle 31 province iraniane e hanno interessato 40 città. Le ultime manifestazioni si sono concentrate nelle zone occidentali del Paese, con una forte presenza di minoranze curde e lor, ma non hanno ancora raggiunto la portata del movimento del 2022 e del movimento Onda Verde seguito alle contestate elezioni presidenziali del 2009.
Ciò nonostante, le tensioni rappresentano una nuova sfida per l’ayatollah Ali Khamenei, al potere dal 1989. Una sfida cruciale dopo la guerra di 12 giorni con Israele lo scorso giugno, che ha causato danni alle infrastrutture nucleari e l’uccisione di membri chiave dell’élite militare. Il capo della magistratura iraniana ha avvertito che il sistema giudiziario non mostrerà « alcuna clemenza » nei confronti dei « rivoltosi », pur riconoscendo il legittimo diritto di manifestare per rivendicazioni economiche. « Ordino al procuratore generale e ai procuratori di tutto il Paese di agire in conformità con la legge e con determinazione contro i ribelli e coloro che li sostengono e di non mostrare alcuna clemenza o compiacimento », ha dichiarato Gholamhossein Mohseni Ejei.
Di Angela Bruni. (Il Tempo)