(Roma, 03 gennaio 2026). Dall’insediamento di Donald Trump nel gennaio 2025, la tensione tra i due Paesi è aumentata notevolmente
Dall’insediamento di Donald Trump nel gennaio 2025, la tensione tra Usa e Venezuela è aumentata notevolmente. Ecco le tappe e i perché dell’escalation.
Le tappe
Con Trump è tornata la strategia della « massima pressione ». Washington ha immediatamente revocato le licenze petrolifere, isolando economicamente il regime di Nicolás Maduro. In particolare, nel corso del 2025, la pressione si è spostata sul piano militare. In nome della lotta al narcotraffico, gli Stati Uniti hanno schierato nei Caraibi un’imponente task force navale, inclusa la portaerei Gerald Ford, e oltre 15mila soldati. Tra settembre e novembre si sono verificati i primi scontri cinetici, con attacchi mirati della Marina Usa contro imbarcazioni venezuelane sospette, spingendo Caracas a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.
La situazione è precipitata nel dicembre 2025 con un ultimatum telefonico di Trump a Maduro, la chiusura unilaterale dello spazio aereo da parte degli Usa e il posizionamento tattico di forze speciali nelle basi vicine al Venezuela.
I perché
In realtà, quello del narcotraffico sembrerebbe essere un pretesto. Avevamo elencato i veri obiettivi strategici dell’amministrazione Trump qui: contrastare la penetrazione di Cina e Russia in un Paese affacciato su un mare comune; riagganciare al dollaro parte del mercato del petrolio globale, finito sotto lo yuan cinese; aumentare la pressione sul regime di Nicolas Maduro, preparando il terreno a un cambio di regime che introduca un governo più remissivo.