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Tunisia: il presidente tunisino Saied ai ministri degli Esteri di Belgio e Portogallo, «non accetteremo dettami»

Il presidente ha espresso anche il desiderio di cooperare «per formulare nuovi meccanismi e mezzi che migliorino le opportunità di comprensione reciproca»

La Tunisia non accetterà dettami dall’esterno ed è necessario rispettare “la volontà del popolo tunisino e la sovranità dello Stato”. È quanto ribadito dal presidente della Repubblica, Kais Saied, durante il suo incontro con i ministri degli Esteri di Belgio e del Portogallo, rispettivamente Hadja Lahbib e Joao Gomes Cravinho, in visita ufficiale nel Paese nordafricano in rappresentanza dell’Unione europea. Secondo quanto riferito dalla presidenza della Repubblica tunisina, durante l’incontro Saied ha ribadito “l’adesione della Tunisia agli storici e illustri legami di amicizia che la uniscono all’Unione europea, e la volontà di rafforzare ulteriormente gli importanti rapporti di cooperazione e partenariato in vari campi in un quadro bilaterale e multilaterale”.

Il presidente ha espresso poi il desiderio di cooperare “per formulare nuovi meccanismi e mezzi che migliorino le opportunità di comprensione reciproca” e per raggiungere “soluzioni efficaci alle diverse questioni sollevate, nel quadro del rispetto reciproco e dell’interesse comune”. Durante l’incontro il presidente tunisino e i ministri europei hanno poi rivolto l’attenzione a tematiche relative alla cooperazione finanziaria e di investimento, alla luce delle sfide economiche e sociali che la Tunisia deve affrontare, oltre a immigrazione, scambi scientifici e culturali e la lotta al terrorismo.

La missione in tandem di Belgio e Portogallo è iniziata il 9 maggio su incarico ufficiale dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borell, per “valutare la situazione e suggerire le vie da seguire”, come riferito nel resoconto della riunione dei 27 ministri dell’Ue del marzo scorso. La visita è giunta mentre il Paese nordafricano è alle prese con almeno due gravi fattori di instabilità: flussi migratori in aumento; crisi economica e rischio default. Vale la pena ricordare che la Tunisia è in attesa di un maxi-finanziamento da 1,9 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale (Fmi). Nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri tunisino, Nabil Ammar, ha fatto sapere che i negoziati continuano.

Tuttavia, ha riferito il titolare della diplomazia in un’intervista a “Bbc Arabic”, Tunisi ha posto delle “linee rosse”, al fine di non impoverire ulteriormente la popolazione. Il mese scorso, la direttrice dell’Fmi, Kristalina Georgieva, aveva inviato le autorità della Tunisia a compiere “l’ultimo passo rimasto” per aderire al programma di finanziamento. In un’intervista all’emittente televisiva di proprietà saudita “Al Arabiya”, Georgieva aveva detto che l’Fmi non vuole affatto che la Tunisia vari riforme che minaccino “la stabilità nel Paese”. La questione, ha precisato la direttrice dell’Fmi, è ora nelle mani delle autorità tunisine, affinché varino “ragionevoli” misure economiche e fiscali.

(Nova News)

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