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Ucraina: l’arcivescovo di Kiev ai pacifisti europei, «come possiamo fermare i carri russi senza armi ?»

(Roma, 27.01.2023). La voce dell’arcivescovo ucraino Sviatoslav Shevchuck scuote i pacifisti europei

Mentre i russi continuano a lanciare missili sull’Ucraina devastandola e mietendo vittime civili, la voce dell’arcivescovo ucraino Sviatoslav Shevchuck sembra scuotere i pacifisti europei che continuano a chiedere pace senza accorgersi che in questo momento storico a Kiev per sopravvivere servono purtroppo rinforzi bellici: «Come possiamo fermare i carri russi senza armi? Se voi sapete come fare, vi saremmo grati» ha chiesto l’arcivescovo maggiore di Kiev, Sviatoslav Shevchuck, in una conferenza stampa al termine degli incontri del Consiglio panucraino in Vaticano con il Papa e i capi dicastero. «Aspettiamo che il mondo ci aiuti a difenderci perchè quando siamo stati aggrediti non abbiamo avuto mezzi per difenderci. La guerra non è cominciata il 24 febbraio scorso ma nel 2014 e, in quel momento, l’Ucraina non poteva difendersi».

«Come Consiglio delle Chiese ci siamo appellati al mondo per chiudere il cielo sull’Ucraina, abbiamo chiesto compatti di darci armi per abbattere i missili russi perchè quando si abbatte un missile non muore nessuno ma quando un missile cade sulla città causa morti e feriti. Come calcolare allora l’uso proporzionale delle armi?» Il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose ha rinnovato l’invito al Papa ad andare a Kiev: «Non abbiamo ancora una risposta che ci darebbe più chiarezza. Il Papa è atteso da tutti gli ucraini, sappiamo che segue gli sviluppi e cerca il momento giusto per venire».

Al centro dell’incontro con il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, come ha raccontato Shevchuck, c’è stato il tema delle condizioni per una pace giusta: «La prima condizione – ha detto l’arcivescovo di Kiev – è liberare la gente, quindi la ricostruzione di quel che è stato distrutto. Poi bisogna fare giustizia con un Tribunale internazionale che giudichi i crimini di guerra dei russi: non si tratta di vendetta ma di verità e giustizia. Devono smettere di ucciderci, noi qui siamo sopravvissuti miracolosamente”.

A settembre, tornando dal Kazakhistan, Papa Francesco era stato interpellato dai giornalisti che gli chiedevano se fosse moralmente accettabile fornire armi a uno stato aggredito. «Questa è una decisione politica, che può essere morale, cioè moralmente accettata se si fa con le condizioni di moralità». Un dibattito che si trascina insoluto da tempo quello della guerra giusta e che già durante il Concilio Vaticano II fu al centro di interminabili discussioni. Diversi vescovi in quel periodo mettevano in evidenza che nessuna guerra può essere moralmente accettata perchè si va contro al comandamento non uccidere. Da qui chiedevano una condanna netta perchè non evangelica. Ma la tesi non convinceva soprattutto i cardinali americani che sostenevano che in quel modo sarebbero stati condannati anche i soldati americani in quel periodo impegnati su tanti fronti caldi a difendere la civiltà cristiana dai regimi atei. Il mondo allora era spaccato in due. Alla fine di lunghi confronti si arrivò a una sintesi di compromesso.

L’unica vera condanna del Concilio appare al numero 80 della Gaudium et Spes che recita: «Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l’orrore e l’atrocità della guerra. Le azioni militari, infatti, se condotte con questi mezzi, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, che superano pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa. Anzi, se mezzi di tal genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle grandi potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca e pressoché totale distruzione delle parti contendenti, senza considerare le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del mondo e gli effetti letali che sono la conseguenza dell’uso di queste armi (…) Avendo ben considerato tutte queste cose, questo sacro Concilio, facendo proprie le condanne della guerra totale già pronunciate dai recenti sommi Pontefici dichiara: Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione».

Città del Vaticano. Di Franca Giansoldati. (Il Messaggero)

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