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Cosa sono le armi nucleari tattiche (e cosa rischiamo)

(Roma, 04 ottobre 2022). Il Cremlino sta ponderando se utilizzare armi atomiche a basso potenziale nel conflitto ucraino. Quali sono queste armi? Quali rischi deve bilanciare Putin tra sconfitta militare, escalation, isolamento internazionale ?

In queste settimane si sente molto parlare di un possibile uso da parte dell’esercito russo di armi nucleari tattiche, raccontate come una possibile escalation al conflitto che sta spingendo il Cremlino nell’angolo. Ma cerchiamo di capire qui cos’è un’arma nucleare tattica (Tnw). Tanto per cominciare, non esiste una definizione universale, addirittura nel 2018 l’allora Segretario della Difesa James Mattis dichiarò che “qualunque arma nucleare è un strategic game-changer” e di conseguenza non faceva distinzioni tra tattiche e strategiche.

Il Segretario si riferiva più che altro alle conseguenze politiche dell’uso di armi nucleari, vediamo invece quali sono le differenze tecniche. Le Tnw sono state generalmente progettate dagli anni Ottanta per essere utilizzate su un campo di battaglia e quindi le principali caratteristiche rispetto alle armi strategiche sono il minore raggio di azione (range), il minore potenziale esplosivo (yield), il minor fallout, ovvero la ricaduta di materiale radioattivo in seguito alla detonazione.

Per quanto riguarda la potenza esplosiva, le uniche armi atomiche mai utilizzate contro un nemico sono state quelle sganciate dagli Stati Uniti contro le città Giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, due bombe rispettivamente da quindici e da venti chilotoni. Il che significa che la forza liberata durante le esplosioni era l’equivalente di quindici e ventimila tonnellate di dinamite, la forza che uccise istantaneamente circa settantamila persone.

La potenza esplosiva delle armi tattiche detenute negli arsenali russi e americani è molto variegata: si passa da bombe da decimi di chilotone a circa cinquanta chilotoni. Facendo il paragone, le armi nucleari strategiche vanno dai cento chilotoni a più di un megatone, cioè un milione di tonnellate di TNT.

I sistemi di medio e di lungo raggio sono stati oggetto di trattati tra le parti che ne hanno limitato la produzione, talvolta portato all’eliminazione fisica dei sistemi stessi, nell’ottica di frenare la spirale di devastazione che seguirebbe a uno scontro tra potenze nucleari. Le Tnw, invece, non sono mai state sottoposte ad accordi o limitazioni tra Stati, principalmente in virtù del loro status di arma “minore”.

Washington detiene circa duecento Tnw di potenza tra gli 0.3 e i 170 chilotoni, la metà delle quali è dislocata sul suolo europeo in Italia, Germania, Turchia, Belgio e Paesi Bassi. Mosca ne possiede circa duemila, di potenza leggermente più bassa, fino a 100 chilotoni. Questi sistemi possono essere lanciati da un aereo, da una nave, da terra e, ad aumentare la complessità della cosa, vi è il fatto che la gran parte di questi missili possono essere armati anche con testate convenzionali, come ha fatto la Russia nella guerra attuale.

Applichiamo ora questi elementi alla situazione sul campo di battaglia in Ucraina. Le considerazioni che il Cremlino deve fare ruotano essenzialmente intorno a tre tipi di conseguenze: quelle politiche, quelle strategiche, quelle del fallout.

Esattamente come per le armi nucleari strategiche, anche quelle tattiche rilasciano durante l’esplosione del materiale altamente radioattivo, che andrà a contaminare l’ambiente circostante sospinto dall’esplosione stessa e dai venti. Il fenomeno è difficile da prevedere proprio perché dipende da condizioni ambientali che possono essere estremamente variabili. Mosca sarebbe disposta a rendere inabitabile una porzione di terreno, per quanto “ridotta”, che sta raccontando di voler liberare? Le truppe russe potrebbero poi transitare per quell’area? Gli abitanti filorussi potrebbero rientrare a vivere in quella zona? L’alleato bielorusso sarebbe contento di avere un’esplosione atomica a duecento chilometri dalle proprie frontiere?

A questo elemento si collega il discorso strategico. Utilizzare un’arma che devasta tutto con un singolo colpo, sarebbe utile dal punto di vista operativo? Che vantaggi sul campo porterebbe? Secondo il Pentagono, pochi se non nessuno. La controffensiva Ucraina si snoda lungo un fronte piuttosto ampio, per non parlare delle azioni partigiane che si sono viste recentemente, che preannunciano una possibile guerriglia futura. Elementi che spingono a risposte convenzionali, ricordando tra l’altro che la Russia possiede sistemi d’arma non nucleari, ma altrettanto potenti da causare distruzioni comparabili a Tnw di bassa potenza.

L’elemento politico è particolarmente delicato. Fino ad oggi nessuno ha lanciato su un campo di battaglia delle armi nucleari tattiche, e si teme che un loro utilizzo possa sdoganare l’uso di questo tipo di sistemi. L’altra preoccupazione riguarda ovviamente la possibile escalation che si rischierebbe qualora Mosca decida di ricorrere a questo strumento.

Il fronte occidentale non si è rotto di fronte all’attacco russo, la Cina e l’India continuano a non ostacolare Mosca, ma al forum di Samarcanda si sono lamentate di come stanno andando le cose. La Turchia, che si offre di mediare nella controversia sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, non vedrebbe certo di buon occhio un uso dell’arma atomica da parte russa. Insomma, se è vero che la sorte di Vladimir Putin è ormai indissolubilmente legata all’andamento di questa guerra, è altrettanto vero che il regime non può permettersi di isolarsi ulteriormente dalla comunità internazionale.

Di Matteo Turato. (Formiche)

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