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Truppe cinesi in Russia. Le esercitazioni che inquietano Washington

(Roma, 18 agosto 2022). La Cina lancia un messaggio preciso: truppe della Repubblica popolare andranno in Russia e parteciperanno alle esercitazioni congiunte con l’esercito di Mosca, ma anche con India, Bielorussia e Tagikistan. Si tratta delle manovre “Vostok” che si terranno dal 30 agosto al 5 settembre nel distretto militare orientale della Russia, il cui quartier generale, Khabarovsk, è vicino al confine cinese. L’ultima edizione di “Vostok” fu nel 2018 e anche in quel caso ci fu la partecipazione di reparti delle forze armate dell’Esercito popolare di liberazione.

Come riporta Reuters, da Pechino si sottolinea che la partecipazione alle manovre non è correlata “all’attuale situazione internazionale e regionale”, essendo parte di un accordo di cooperazione militare che ha già avuto conferma con altre esercitazioni negli ultimi anni. Tuttavia, il segnale lanciato dalla Cina (e dalla Russia) è ancora una volta quello del coordinamento in campo militare. Una partnership che se non può essere definita un’alleanza – quantomeno nel senso più comune e “occidentale” del termine – è comunque una costante degli ultimi anni e un elemento che per gli Stati Uniti e la Nato è da tempo considerato il vero problema strategico di questi anni e del prossimo futuro.

“L’obiettivo è approfondire la cooperazione pratica e amichevole con gli eserciti dei paesi partecipanti, migliorare il livello di collaborazione strategica tra i partecipanti e rafforzare la capacità di rispondere a varie minacce alla sicurezza”, afferma il comunicato cinese. E in queste dichiarazioni, chiaramente molto asciutte e con il tono tipico dei comunicati delle forze armate cinesi, conferma una tendenza da non sottovalutare: quella della necessità di cooperare a livello asiatico sulla risposta comune a minacce alla sicurezza. Un messaggio interessante soprattutto per due motivi.

Da un lato, è importante alla luce del presunto raffreddamento che si era registrato nelle prime fasi del conflitto russo-ucraino tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Raffreddamento che sembra ormai essere rientrato soprattutto di recente con le crescenti tensioni tra Washington e Pechino per il nodo Taiwan. Si è molto dibattuto sul concetto di alleanza “senza limiti” utilizzato dai funzionari cinesi per sottolineare l’asse con la Russia. Qualcuno ha sottolineato che si trattasse di fatto di un’alleanza; altri esperti, invece, ribadiscono che sia impossibile definire un’alleanza tra due imperi così diversi e profondamente rivali in diverse aree del globo, specie sul fronte euroasiatico. Più facile, dunque, parlare di una partnership molto complessa, profonda e utile a entrambe le potenze in una fase in cui gli Stati Uniti hanno lanciato una sfida a entrambe confermata anche dal nuovo concetto strategico della Nato. Non è un caso che nella situazione contingente, in piena tensione nell’Indo-Pacifico, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, abbia elogiato il presidente russo per la condanna nei confronti della visita della speaker Usa Nancy Pelosi a Taiwan. “Le ultime osservazioni del presidente Putin sono una manifestazione di cooperazione strategica ad alto livello tra Cina e Russia e una manifestazione del sostegno reciproco coerente e fermo dei due Paesi su questioni che riguardano i reciproci interessi fondamentali”.

Dall’altro lato, non va nemmeno sottovalutata la partecipazione congiunta di Cina e India, che di certo non hanno dimostrato negli anni più recenti una vera forma di cooperazione in campo strategico. L’India viene spesso considerata, al contrario, il gigante asiatico che gli Stati Uniti possono considerare in grado di contrapporsi all’esplosione della superpotenza cinese. Ma la sua partnership ormai tradizionale con la Russia è da sempre ritenuta un problema per il blocco occidentale, consapevole che i governi di Nuova Delhi potrebbero essere molto più incisivi nella sfida alle due minacce esistenziali dell’Alleanza Atlantica e degli Stati Uniti, ovvero Cina e Russia. Senza una linea propriamente occidentale, l’India rappresenta per Washington un punto interrogativo strategico. Ma è chiaro che la partnership dell’industria militare con la Russia (e altre potenze europee) e la collaborazione per la Cina con manovre per giunta nel territorio della Federazione Russa indicano che il Paese asiatico non si è ancora allineato perfettamente alla nuova sfida con Pechino. E questo è un tema particolarmente caro Oltreoceano, dal momento che proprio la piattaforma Quad (che vede la partecipazione indiana) è ritenuta la base di un più stretto coordinamento asiatico in chiave di contenimento dell’espansione cinese.

Di Lorenzo Vita. (Inside Over)

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