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Bahrein: smantellata cellula terroristica, riceveva il sostegno dell’Iran

(Roma, 23 novembre 2021). Le autorità del Bahrein hanno riferito, il 22 novembre, di aver arrestato diversi individui, membri di una “cellula terroristica”, la quale stava pianificando attentati a danno della pace civile e della sicurezza del Paese del Golfo.

L’operazione di “sicurezza proattiva”, secondo quanto riportato da fonti locali, rientra negli sforzi profusi per preservare la sicurezza del Regno ed è stata il risultato della collaborazione tra i Servizi di intelligence nazionali e il Dipartimento per le indagini e le prove dei crimini. Oltre all’arresto di presunti terroristi, il cui numero non è stato specificato, l’operazione ha portato al sequestro di armi ed esplosivi di provenienza iraniana. A tal proposito, la Direzione generale ha specificato che i membri detenuti sono presumibilmente legati a gruppi terroristici iraniani.

Anche nel 2020, il 7 novembre, l’Alta Corte penale del Bahrein aveva condannato con ammende e pene detentive 51 individui, accusati di appartenere ad un gruppo terroristico che stava pianificando attentati nel Regno, con il sostegno dell’Iran. In particolare, stando a quanto riferito dalla Procura bahreinita al termine delle indagini condotte, gli individui coinvolti avevano formato un’organizzazione terroristica che pianificava attentati all’interno del Paese, sulla base di istruzioni fornite dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane (IRGC). Gli imputati, a detta della Procura, si erano recati all’estero per ricevere addestramento militare dai Guardiani della Rivoluzione iraniani e dalle forze paramilitari sciite in Iraq, e avevano ricevuto indicazioni su come reclutare nuovi membri all’interno del Bahrein e su come utilizzare armi ed esplosivi, forniti dagli stessi alleati iraniani. Il gruppo è stato trovato in possesso di bombe molotov e di altre tipologie di ordigni, veicoli e strumenti esplosivi. Gli obiettivi delle operazioni terroristiche e di sabotaggio pianificate erano luoghi e strutture legate al mondo dell’economia e della sicurezza, oltre alla sede del Ministero dell’Interno e delle Forze di Difesa bahreinite.

Risale, invece, al 2017, l’arresto di membri di una cellula legata al gruppo paramilitare sciita Hezbollah, la quale, secondo le autorità di Manama, stava anch’essa pianificando attentati a danno della sicurezza del Bahrein e di altri Paesi del Golfo. Il 29 settembre scorso, invece, il Ministero degli Interni del Bahrein ha riferito che un certo numero di persone è stato deferito alla pubblica accusa dopo aver effettuato trasferimenti di denaro sospetti verso uno dei bracci finanziari di Hezbollah.

In tale quadro, il 15 dicembre 2020, Saraya al-Mukhtar, un’organizzazione “estremista” sostenuta dall’Iran e con sede in Bahrein, è stata classificata come terroristica dagli USA, i quali l’hanno ritenuta essere una fonte di minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti stessi. Ad ogni modo, secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2019, il Bahrein non è stato colpito da nessun attentato terroristico “di successo” nel corso degli ultimi anni. Dal canto loro, le forze di sicurezza interno hanno condotto numerose operazioni, con l’obiettivo di prevenire e ostacolare eventuali attacchi. Il governo del Bahrain (GOB) è un membro della Global Coalition to Defeat ISIS e ha sostenuto gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo.

Il Bahrein è un Paese del Golfo a maggioranza sciita, governato da una monarchia sunnita ed è testimone di disordini interni sin dal febbraio 2011, quando i manifestanti hanno occupato la capitale Manama, chiedendo più democrazia e la fine della discriminazione contro la maggioranza della comunità musulmana sciita, da parte della famiglia reale sunnita. Stando a quanto riferito dal Country Report on Terrorism, anche nel corso del 2019 i rapporti politici tra la maggioranza a guida sunnita e l’opposizione a maggioranza sciita sono rimasti tesi, esacerbati dall’esecuzione di luglio 2019 di due sciiti condannati con accuse di terrorismo. Secondo i rapporti della stampa e delle ONG, le confessioni ottenute in relazione a tali episodi sono frutto di tortura ed estorsione di individui sciiti da parte dell’apparato di sicurezza bahreinita. Episodi sporadici di violenza hanno avuto luogo soprattutto in villaggi sciiti, in concomitanza con anniversari “politici”, tra cui l’inizio dei disordini del 2011.

Al contempo, le autorità di Manama sono convinte che Teheran svolga una continua azione destabilizzante e, in particolare, vedono nella politica espansiva dell’Iran una minaccia esistenziale, accusandolo di supportare gruppi sciiti sovversivi all’interno del territorio bahreinita per abbattere il regime sunnita esistente e instaurare un governo sciita filoiraniano. Da parte loro, i leader iraniani spesso usano una retorica tagliente contro la famiglia Khalifa, che considerano illegittima, e fanno rivendicazioni territoriali sul Bahrein. Molti considerano addirittura il Paese la quattordicesima provincia dell’Iran. Il Bahrein, poi, è nel mirino di Teheran in quanto ospita la Quinta flotta della marina americana.

Di Piera Laurenza. (Sicurezza Internazionale)

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