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Libia: la visita di Cavusoglu e le richieste di ritiro dei soldati stranieri

(Roma, 04 maggio 2021). Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, il 3 maggio, si è recato in visita in Libia, a Tripoli, dove il governo ad interim attualmente alla guida del Paese ha chiesto ad Ankara cooperazione per il ritiro dei soldati e dei mercenari stranieri dal proprio territorio. Il giorno dopo, anche la Lega Araba, l’Onu, l’Unione europea (UE) e l’Unione africana (AU) hanno richiesto il “ritiro immediato” delle forze straniere dal Paese Nord-africano.

Secondo quanto riferito dallo stesso Ministero degli Esteri turco, Cavusoglu si è recato in Libia insieme al ministro della Difesa, Hulusi Akar, e al direttore dell’organizzazione nazionale d’intelligence, Hakan Fidan, per “sviluppare ulteriormente il partenariato strategico e discutere delle relazioni bilaterali”. A Tripoli, Cavusoglu ha incontrato la ministra degli Esteri libica, Najla Mangoush, il primo ministro del governo transitorio, Abdul Hamid Dbeibah, il presidente del Consiglio presidenziale libico, Mohamed al-Menfi, e l’inviato speciale per la Missione di Sostegno in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL), Jan Kubis.

Durante l’incontro con Cavusoglu, la ministra degli Esteri della Libia ha chiesto alla Turchia cooperazione per porre fine alla presenza di tutte le forze straniere e dei mercenari in Libia, per preservarne la sovranità. Mangoush ha poi sottolineato l’importanza del contributo turco alla conclusione dei combattimenti in Libia e alla stabilizzazione del cessate il fuoco attivo nel Paese dal 23 ottobre 2020. Da parte sua, Cavusoglu ha criticato coloro i quali suggerirebbero che la presenza turca in Libia sia equivalente a quella di gruppi illegittimi e ha specificato che la cooperazione di Tripoli con la Turchia ha impedito che la Libia “sprofondasse nella guerra civile” e ha aperto la strada al cessate il fuoco e all’istaurazione di un nuovo governo unitario.

Al momento, secondo stime dell’Onu, in Libia, vi sarebbero circa 20.000 combattenti stranieri, composti per lo più da soldati turchi e da mercenari provenienti da Russia, Siria, Chad e Sudan. A tal proposito, la Lega Araba, l’Onu, l’UE e l’AU, durante una videoconferenza, hanno chiesto “piena adesione” ad un embargo sulle armi in Libia risalente al 2011 e il ritiro “immediato e incondizionato” di tutte le forze straniere e dei mercenari dalla Libia.

L’ esecutivo transitorio al momento al potere in Libia è stato nominato lo scorso 5 febbraio dal Forum di dialogo politico libico, riunitosi a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite. Tale governo dovrà guidare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre 2021 e ha sostituito le due amministrazioni rivali fino a quel momento presenti nel Paese, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli e la Camera dei rappresentanti di Tobruk.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Prima della formazione dell’esecutivo transitorio, oltre alla presenza di sue amministrazioni separate, a livello militare, in Libia si sono fronteggiate le milizie legate al GNA e di quelle dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar, vicine all’amministrazione di Tobruk. Il GNA è stato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia sin dalla sua nascita, avvenuta il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, in Marocco, scaduti, però, il 17 dicembre 2017. Il GNA è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze dello LNA sono state invece sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Ad oggi, dal punto di vista militare, in Libia è attivo un cessate il dallo scorso 23 ottobre, come concordato in seguito ad un incontro tra le delegazioni libiche del LNA e del GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. A livello politico, invece, tutte le parti hanno espresso sostegno per l’esecutivo ad interim nominato il 5 febbraio scorso.

Rispetto alla presenza militare turca in Libia, durante la fase di divisione e combattimenti che ha preceduto alla configurazione attuale, dal mese di gennaio 2020 la Turchia aveva dispiegato in Libia ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro un assedio contro la capitale lanciato dalle forze di Haftar, il 4 aprile 2019. Il GNA con l’aiuto turco era riuscito a respingere definitivamente le forze dello LNA da Tripoli il 4 giugno 2020 e gli aveva poi sottratto altri territori. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia sarebbero stati concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale e vantaggi economici in Libia.

A tal proposito, il 4 maggio, Cavusoglu ha ricordato alla sua omologa che Ankara continuerà a proteggere gli interessi comuni turco-libici in linea con il Memorandum d’Intesa firmato dalla Turchia e dal GNA, lo scorso 27 novembre 2019, per la definizione dei confini marittimi nel Mediterraneo. Quest’ultimo aveva generato opposizione da parte di Grecia, Cipro ed Egitto nel quadro delle dispute marittime attive nel Mediterraneo Orientale

Camilla Canestri. (Sicurezza Internazionale)

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