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Proteste e tensioni in Tunisia nel giorno della fiducia al governo Mechichi

(Roma il 26 gennaio 2021). La crisi politica, economica, sociale e perfino pandemica in Tunisia sta subendo un brusco avvitamento e oggi potrebbe essere la giornata della svolta per l’unica democrazia sopravvissuta alla primavera araba. Una grande manifestazione di protesta è prevista oggi nella capitale Tunisi: il corteo dovrebbe partire da Ettadhamen, nella periferia della metropoli nordafricana, per poi marciare verso il Bardo, dove l’Assemblea dei rappresentanti del popolo (Arp, il parlamento) dovrebbe votare la fiducia al nuovo governo del premier Hichem Mechichi. Il condizionale è d’obbligo, perché quella che fino a poche ore fa era una mera formalità istituzionale oggi è una grande incognita. Con una dichiarazione senza precedenti, infatti, il presidente della Repubblica, Kais Saied, ha detto che impedirà a quattro nuovi ministri di prestare giuramento perché sospettati di corruzione e conflitto d’interesse. La pressione della piazza e il gran rifiuto del capo dello Stato potrebbero spingere i partiti indecisi, dai quali dipende la sopravvivenza dell’esecutivo, a votare contro la nuova squadra di governo.

Un gruppo di associazioni e organizzazioni tunisine ha convocato una manifestazione davanti al parlamento di Tunisi contro il governo. In una dichiarazione congiunta, circa 20 organizzazioni nazionali hanno invitato i cittadini a dichiarare oggi, martedì 26 gennaio 2021, una “giornata di rabbia e protesta nazionale” riunendosi davanti alla sede dell’Assemblea nazionale del popolo, nel blindatissimo complesso del Bardo, alle ore 13:00. Le organizzazioni hanno espresso il loro « rifiuto categorico della politica di sicurezza perseguita dall’attuale governo nell’affrontare la situazione sociale e le proteste popolari, che hanno ormai raggiunto centinaia di arresti di giovani, molti dei quali non superano i diciotto anni, la maggior parte dei quali appartengono a fasce povere e emarginate della popolazione”.

Il clima tra polizia e manifestanti è molto teso. Violenti scontri sono scoppiati ieri pomeriggio a Sbeitla, cittadina di circa 20 mila abitanti a 300 chilometri dalla capitale Tunisi, a seguito della morte di un giovane della regione, della quale i manifestanti accusano un agente della polizia. Il ministero dell’Interno di Tunisi, a tal proposito, ha fatto sapere che è stata aperta un’indagine sull’accaduto, sottolineando che al momento non ci sono prove che il giovane sia stato ferito da un lacrimogeno, come invece sostengono le accuse. All’acceso dibattito politico si sono unite anche le potenti associazioni sindacali. L’Ufficio esecutivo nazionale dell’Unione generale tunisina del lavoro (Ugtt), il principale sindacato del Paese nordafricano ha espresso il suo forte rifiuto della « militarizzazione delle strade e delle restrizioni alle libertà, tra cui la libertà di espressione e il diritto di protesta », chiedendo il rilascio di detenuti, minori e blogger arrestati. In una nota, l’Ugtt ha rinnovato il suo sostegno a tutte le proteste pacifiche sociali e popolari e il suo rifiuto del “trattamento oppressivo che le autorità perseguono”, invitando il governo ad ascoltare la strada e le richieste della gente, in particolare dei giovani.

La nuova squadra del primo ministro tunisino Mechichi dovrà quindi conquistare oggi la fiducia del parlamento monocamerale tunisino sotto una grande tensione sociale, economica, politica e persino epidemiologica. Il governo Mechichi II, in teoria, dovrebbe superare agevolmente la soglia dei 109 voti su 217 seggi, ma nell’attuale situazione di profonda instabilità politica non sono esclusi colpi di scena, viste anche le accuse di presunto conflitto di interesse che coinvolgono alcuni ministri e le proteste di piazza che mettono in serio imbarazzo le autorità. Una delle poche certezze al momento è che il governo Mechichi avrà la fiducia del blocco parlamentare di Ennahda (53 seggi, la maggioranza relativa rispetto alle altre forze politiche) come riferito ad “Agenzia Nova” dalla deputata Noureddine Bhiri. Quest’ultima ha confermato che Ennahda sostiene il rimpasto di governo e che oggi voterà a favore del premier. Anche il partito populista Qalb Tounes (29 seggi) del magnate dei media Nabil Karauoi, sotto custodia cautelare dal 24 dicembre per sospetta evasione fiscale, garantirà la fiducia al nuovo esecutivo. Mohamed Sadok Jebnoun, portavoce ufficiale di Qalb Tounes, ha detto che la formazione politica voterà la fiducia “senza alcuna riserva”.

In merito ai sospetti di corruzione e conflitto di interessi su alcuni ministri considerati vicini a Qalb Tounes, il portavoce ha affermato che il primo ministro ha presentato la proposta di elenco alle autorità interessate: se verranno dimostrate violazioni, il premier può sempre decidere di cambiare dei nomi, a sua discrezione. Quanto alle riserve espresse da alcuni blocchi parlamentari sui nuovi ministri, Jebnoun si è detto certo che il governo passerà l’esame del parlamento “senza problemi”. Nonostante la sicurezza ostentata dal portavoce di Qalb Tounes, tuttavia, ancora non è chiaro quale sarà l’orientamento del partito Tahya Tounes (10 seggi, laico-centristi) e del blocco Riforma (18 seggi, laico-progressisti), anche se è molto probabile che alla fine entrambi voteranno per il governo. Il voto congiunto di Ennahda, Qalb Tounes, Tahya Tounes e Riforma dovrebbe garantire al governo giustappunto 110 voti: una maggioranza risicata a cui però potrebbero ad aggiungersi molti dei 26 deputati cosiddetti “indipendenti”.

Il Blocco democratico, coalizione di opposizione che riunisce 38 deputati della sinistra tunisina, voterà contro il rimpasto. In una precedente dichiarazione a “Nova”, il segretario generale della Corrente democratica, Ghazi Chaouachi, aveva detto che prima di apportare qualsiasi cambiamento, il primo ministro avrebbe dovuto fare un serio esame di coscienza degli ultimi quattro mesi di lavoro del suo governo. « Ci sono ministri proposti che sono molto vicini ai partiti che sostengono Mechichi. Se questa modifica ministeriale verrà approvata dal parlamento, il governo perderà il suo carattere di indipendenza e diventerà un governo politico, con ministri non necessariamente di parte ma vicini ai partiti al potere come il ministro dell’Energia, il ministro Agricoltura, e il ministro dei Beni demaniali », aveva detto Chaouachi.

Il rimpasto di governo avviene in un momento molto particolare per la Tunisia. Dal 14 gennaio scorso, il Paese è teatro di disordini notturni e proteste diurne, spesso in violazione del coprifuoco istituito ufficialmente per arginare la diffusione della Covid-19, secondo alcuni per evitare le proteste a dieci anni dalla rivoluzione dei gelsomini. Questo stato di caos sociale non fa che peggiorare la situazione epidemiologica nel Paese. Il ministero della Salute tunisino ha annunciato il 24 gennaio un record di 80 decessi e 2.059 casi di contagio da Covid-19, portando il totale delle infezioni a 197.373, con 6.234 decessi su 11,5 milioni di abitanti. Il Sars-CoV-2 ha colpito anche diversi membri del governo, inclusi il ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi.

La diffusione del virus potrebbe spingere il governo tunisino ad annunciare una nuova serrata generale. In una dichiarazione all’emittente “Shems Fm”, il direttore dell’Istituto Pasteur e membro del Comitato scientifico per la lotta al coronavirus, Hechmi Louzir, ha indicato che il ricorso al “lockdown” è ancora possibile nei prossimi giorni. Una tale misura, secondo il professore tunisino, sarebbe più efficace se attutato poco prima del lancio della campagna di vaccinazione, prevista per il mese di febbraio. Anche in questo ambito, tuttavia, la Tunisia sembra essere in difficoltà: il Paese non ha ancora avviato la campagna di vaccinazione del personale medico, al contrario ad esempio dell’Egitto. Inoltre, il Paese è stato costretto a fare ricorso all’utilizzo di emergenza del vaccino Sputnik V fornito dai vicini algerini: circostanza vissuta come un’umiliazione nel Paese culla della primavera araba.

(Agenzia Nova)

(Foto-Agenzia Nova)

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