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Libia : Tripoli contro la missione Irini dell’UE: «Non blocca le armi ad Haftar»

(Roma – 01 maggio 2020). Dopo la lettera del premier Serraj all’Onu, anche il ministro dell’Interno Bishaga critica l’operazione europea. La Grecia la vuole trasformare in una missione anti-Turchia. Il 26 aprile è partito da Sigonella il primo volo di ricognizione, un Dornier SA-227DC ha pattugliato il Mediterraneo orientale per 6 ore.

CONTINUA AD AVERE grosse difficoltà la missione Ue «Irini» nata per bloccare il traffico di armi verso la Libia. Il governo di Tripoli critica duramente la missione, e dopo una lettera del presidente Fayez Serraj alle Nazioni Unite, anche il potente ministro dell’Interno Fathi Bishaga si è schierato contro l’operazione dell’Unione europea.

«Irini» dovrebbe far rispettare l’embargo sulle armi in tutta la Libia, ma di fatto le sue navi potranno operare soltanto contro i rifornimenti militari che la Turchia invia a Tripoli via mare. Mentre il traffico di armi e mercenari diretti dagli Emirati in Egitto oppure direttamente nella Libia orientale non può essere intercettato da Irini.

Bishaga ha scritto in un tweet che «nella sua forma attuale Irini ha dei difetti, perché manca dei meccanismi per fermare le spedizioni di armi e mercenari che confluiscono nelle milizie di Haftar via terra e aria, principalmente dagli Emirati Arabi Uniti». Il presidente Serraj aveva scritto formalmente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, criticando anche lui la missione, che d’altronde la UE ha messo in piedi in risposta alle richieste delle stesse Nazioni Unite. Serraj dice che Irini «non si occupa di controllare lo spazio aereo ed i confini terrestri», permettendo di fatto l’invio di armi e munizioni a Khalifa Haftar. «Confermiamo che la missione non è stata trattata con il Governo di Accordo Nazionale come previsto dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza», scriveva la settimana scorsa il premier di Tripoli. Serraj inoltre critica la missione della Ue perché «trascura il monitoraggio delle frontiere aeree e terrestri orientali della Libia dove, come riportano diversi articoli, viene confermato il flusso di armi ed equipaggiamenti a sostegno di Haftar». In questo contesto, Irini comunque è partita, anche se ha serie difficoltà a diventare pienamente operativa. Lanciata ufficialmente il 1° aprile, il 26 aprile è decollato il primo volo di ricognizione, quello di un aereo Fairchild Dornier SA-227DC che ha pattugliato il Mediterraneo orientale per 6 ore prima di rientrare in Sicilia.

Il pattugliamento navale sembra più difficile, per problemi politici. Un diplomatico che sta seguendo la creazione della forza navale dice che «i greci stanno provando a far diventare Irini sempre più una battaglia europea contro la Turchia. Vogliono che la flotta europea blocchi i turchi a tutti i costi, non hanno interesse a fermare il conflitto in Libia intercettando il traffico di armi dalle due parti».

Gli accordi che sono stati raggiunti al momento prevedono che l’ammiraglio Fabio Agostini rimarrà il comandante di tutta l’operazione: per i primi sei mesi il comandante in mare sarà italiano con una «Flagship» italiana. Un eventuale comandante greco in mare per i 6 mesi successivi viene visto con preoccupazione da molti paesi europei che non vogliono correre il rischio di incidenti in mare contro la Turchia senza un vero motivo. In supporto a Irini sempre per i primi 6 mesi dovrebbe esserci anche una nave greca. La Germania sta valutando se mettere a disposizione una nave da agosto. Mentre la Francia schiererà subito una nave per un mese, per partecipare poi solo con navi in transito o che supportano esternamente incrociando in Mediterraneo orientale, pronte ad essere impiegate.

Gli aerei da pattugliamento invece arriveranno da Germania, Polonia, Lussemburgo, Francia e forse dalla Grecia oltre che dall’Italia che metterà a disposizione anche dei droni. Malta schiererà reparti speciali per l’abbordaggio ai mercantili che dovessero essere ispezionati. (La Repubblica)

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