Tre giorni, dal 23 al 25 settembre, con Donald Trump ad aspettare Xi Jinping ai piedi della scaletta dell’aereo alla base di Andrews e una cena di Stato da oltre cento invitati (senza però gli amministratori delegati cinesi che erano attesi). Al tavolo, con i due presidenti, il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, il ministro del Commercio estero americano, di fatto, il segretario al Tesoro Scott Bessent e i tecnici del ministero del Commercio di Pechino. La posta: i 495 miliardi di dollari di interscambio del 2025, in calo del 25% in un anno.
L’esito è arrivato dopo la partenza dell’ospite. Domenica la Casa Bianca ha diffuso le due liste dei beni raccomandati per il taglio dei dazi; lunedì mattina (le 8 e mezza in Italia) il ministero del Commercio cinese ha confermato. Perimetro: 60 miliardi di dollari, 30 per parte. Nella lista americana ci sono 77 categorie di prodotti cinesi, in quella cinese 1.619 voci di prodotti statunitensi.
Le merci dicono chi voleva cosa. Dalla Cina entreranno con dazi più leggeri forni a microonde, macchine per il caffè, tostapane, stoviglie, biancheria da letto, giocattoli, fuochi d’artificio, luci per l’albero di Natale, seggiolini auto per bambini, ami da pesca: la spesa delle famiglie americane. Dagli Stati Uniti verso la Cina: mais, grano, sorgo, pollame, latticini, uova, arachidi, pomodori in scatola, pasta, seta, cavalli da riproduzione di razza pura e dispositivi medici.